
di Stefano Perri – Pierferdinando Casini contro Dorina Bianchi. Lorenzo Cesa contro Pasquale Tripodi. Una due giorni molto intensa quella conclusa ieri per i centristi
che, per il loro scambio di battute e repliche al veleno, hanno scelto come scenario le amministrative calabresi.
“Un iscritto a un movimento politico non può prendere il partito come un taxi ed entrare ed uscirci quando sta bene e comodo a lui. Pasquale Tripodi è irrevocabilmente fuori dall’Udc”. E’ Lorenzo Cesa a parlare a Reggio Calabria rispondendo agli attacchi di Tripodi che aveva definito il partito “una costola del PdL”. “Non vi è dubbio alcuno che nella coalizione PDL e UDC in Calabria oramai vi sia una evidente ed insanabile diversità di valori” aveva detto Pasquale Tripodi commentando lo scontro a distanza tra Berlusconi e Casini che si sono beccati il giorno prima da Crotone. Già perché solo poche ore prima era stato Pier Ferdinando Casini ad intervenire per ‘censurare’ il comportamento della senatrice centrista Dorina Bianchi, candidata per il centrodestra alla carica di sindaco a Crotone: “Constato che abbiamo idee molto diverse su come si sta in un partito. Peraltro, è giusto che ognuno vada dove lo porta il cuore”. Quello di Casini suona come un benservito nei confronti della Bianchi, rea di essere rimasta impassibile sul palco al fianco del presidente del Consiglio che sferrava l’ormai consueto attacco all’ex alleato. Ma, fanno sapere da via dei Due Macelli, il ‘redde rationem’ si avrà dopo le amministrative: tra il leader e la Bianchi c’è stato uno scambio di sms, una fredda telefonata invece con il segretario del partito, Lorenzo Cesa, che oggi ha disertato il comizio a sostegno della candidata a sindaco di Crotone perché, aveva spiegato ieri in una nota, “non posso accettare che un candidato sindaco designato dal mio partito non reagisca davanti alle provocazioni di un presidente del Consiglio che attacca il leader dell’Udc”.
Una situazione dunque che appare davvero paradossale. L’Udc giunge a questa tornata elettorale con un atteggiamento completamente schizofrenico. Da un lato attacca Dorina Bianchi che sul palco di Crotone non ha adeguatamente preso le distanze da Berlusconi. Dall’altro sostiene a Reggio l’espulsione di Tripodi reo di averne prese troppe di distanze. Si direbbe probabilmente che la politica ci ha ormai abituato a comportamenti del genere e che non c’è più molto da scandalizzarsi. Ma se tutto ciò avviene in piena compagna elettorale, a poche ore dal voto delle amministrative, c’è un problema tra i centristi che va oltre i semplici tatticismi ai quali siamo abituati. Un Partito che soffre di una grave crisi di identità e si propone a due giorni dal voto sul piano nazionale con un piede in almenodue scarpe diverse. Non saremo al gin tonic ma poco ci manca.
A metterci una pezza ci pensa il Segretario Nazionale del Partito (e chi sennò?) che ieri da Reggio Calabria cerca di salvare il salvabile mettendo temporaneamente fine alle polemiche scatenate sul palco di Crotone. “In Calabria il nostro alleato -ha affermato- si chiama Scopelliti, condividiamo la scelta fatta un anno fa è anche una grande sfida perché rilanciare la Calabria nella situazione di difficoltà che vive è un’impresa molto difficile”.
E tuttavia a giudicare dalle premesse ci aspettiamo che avvenga una sorta di chiarimento dopo il voto. “Evidentemente la senatrice Bianchi – ha continuato Cesa – che è stata eletta in Parlamento nelle liste del Pd e che poi è transitata nel nostro gruppo parlamentare, non ritiene di aver completato il proprio tragitto politico…”. E infatti c’è chi è pronto a giurare che dopo amministrative, in caso di una sconfitta a Crotone, la Bianchi è pronta a lasciare i banchi dell’Udc a Palazzo Madama.
Ma a quel punto, risolti i diverbi con i singoli autorevoli iscritti, si pone il grande dubbio per l’intero partito. Senza la Bianchi che è troppo di destra e Pasquale Tripodi che è troppo di centro, l’UdC dovrebbe decidere la sua collocazione. Con il Pdl o con il Terzo Polo. Delle due l’una. E basta col gin tonic.