
Ma dire che siamo ai nastri di partenza sarebbe non riconoscere in realtà la corsa a Palazzo San Giorgio e Palazzo Foti ha avuto inizio ben prima di sabato scorso, per qualcuno ormai molti mesi fa, anche attraverso l’uso (e l’abuso) ormai usuale di quella che una volta veniva chiamata propaganda cartacea. E quindi a fianco ai soliti caffè pagati, alle strette di mano ed alle passeggiate casual sul corso, ormai da un paio di mesi, senza contare le segreterie elettorali con santini e facsimile, anche manifesti di ogni forma e colore, insieme con i famigerati faccioni 6×3, ammorbano i muri cittadini.
Già, le regole. Perché nonostante gli sprechi e l’inciviltà con le quali ogni campagna elettorale normalmente viene condotta, dall’altra parte della medaglia c’è da salvaguardare il sacrosanto diritto dei cittadini ad essere informati sulle elezioni, sui candidati e sui programmi. E allora diventa banale (o forse sarebbe meglio dire “normale”), ma purtroppo non scontato, pensare agli appositi tabelloni elettorali che il Comune dovrebbe predisporre ogni anno a tempo debito in vista delle elezioni. Non scontato perché nella città di Reggio Calabria di banale c’è poco o quasi nulla. E accade cosi che a meno di un mese dalla tornata elettorale a Reggio, di questi fantomatici tabelloni, per altro di dubbia qualità estetica ma di utilità assoluta, non si veda ancora neanche l’ombra. E questo purtroppo giustifica, solo in parte s’intende, l’attacchinaggio selvaggio degli ultimi tempi. Dunque come al solito il cittadino tra l’incudine e il martello. Da una parte l’inciviltà dei candidati e dei loro attacchini che non risparmiano un centimetro, dall’altra la disfunzione istituzionale da parte di chi dovrebbe tamponare la situazione prevenendola e cercando di normalizzarla attraverso gli spazi appositi.
Inciviltà e disfunzioni. Anche da questo si misura il grado di sviluppo di una città che, nonostante tutto, continua a parlare di vocazione turistica. La Reggio che nessuno vuole, la Reggio che oggi esiste. Una Reggio che i reggini, forse non meritano.




