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Stangata per il ”Re dei Videopoker”: il Pm Beatrice Ronchi chiede 21 anni. E all’orizzonte si profila il concorso esterno

10 Gennaio 2011
in CITTA
Tempo di lettura: 4 minuti
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campologioacchino
di Francesco Creazzo –
Ventuno anni di reclusione per il Re dei Videopoker. Dopo oltre 7 ore di requisitoria, questa la richiesta del Pubblico Ministero Beatrice Ronchi nei confronti di Gioacchino Campolo.

Il noleggiatore miliardario deve rispondere di diversi fatti estortivi e 4 capi d’accusa. In tre casi aggravati dall’articolo 7, per i quali il Pm ha richiesto 15 anni di reclusione in quanto sarebbero stati commessi avvalendosi dell’ausilio decisivo delle cosche reggine, e di un’estorsione semplice nei confronti dei dipendenti della ditta A.R.E., ‘’il forziere di Campolo’’ come l’ha definito il Pm che ha richiesto la pena detentiva nella misura di 6 anni.
Ma entriamo nel dettaglio di un procedimento estremamente complesso che ha originato la requisitoria-oceano della Pm Ronchi.
Il magistrato ha ripercorso le tappe di tutta la presunta carriera criminale di Gioacchino Campolo, dai primi anni 80, dalle prime sale giochi, all’impero terminato nel 2009 con l’arresto e la chiusura delle attività della ditta A.R.E. .
La tesi dell’accusa è semplice: la corona di Campolo proviene dalla mano dei clan della ndrangheta che, in cambio di favori finanziari come lo scambio di assegni o i finanziamenti in caso di scarsa liquidità momentanea, falsavano il libero gioco della concorrenza imponendo a esercenti e gestori di locali le macchinette del Re. ‘’Il tutto – ha detto sempre la Pm – in un rapporto che non è, come sostiene la difesa (guidata dall’avvocato Calabrese, ndr), di sudditanza ed estorsione, ma di parità e collaborazione finalizzata alla conclusione di affari illeciti’’.
A provare quello che l’accusa definisce come ‘’modus operandi’’, sarebbero due estorsioni compiute a distanza di dieci anni: una nel 1998 ed una nel 2008, rispettivamente ai danni di Domenico Putortì e Vincenzo Morabito e di Carlo Giuffrè e Alberto Cedro.

Nel 1998, sempre secondo le accuse mosse dal magistrato Beatrice Ronchi, Campolo si avvalse della collaborazione del boss di San Giovannello Mario Audino per imporre a Vincenzo Morabito, titolare dell’omonimo ritrovo, il rimpiazzo, nella neonata sala giochi ‘’Edonè’’, delle macchine date a nolo da Domenico Putortì (ex dipendente di Campolo), con quelle di Gioacchino Campolo. Putortì fu poi ucciso nel 2000 mentre riparava una macchina del videopoker.

Identico copione è tracciato dalla linea accusatoria rispetto al caso del 2008, riguardante il Punto Snai del rione Modena di proprietà di un altro ex dipendente di Gioacchino Campolo, il signor Giuffrè.
Questa volta le macchinette della sala scommesse erano state fornite dal noleggiatore di Gioia Tauro Alberto Cedro, e Campolo, con il decisivo aiuto di Gaetano Andrea Zindato, classe 84, rampollo della famiglia omonima affiliata alla cosca Libri, obbligò Giuffrè a sostituirle con le sue.

Alla base dell’impianto accusatorio, oltre alle innumerevoli intercettazioni telefoniche e ambientali, le dichiarazioni di moltissimi soggetti che hanno preso parte alle varie fasi del procedimento, confermando o smentendo il legame di Gioacchino Campolo coi clan.

Naturalmente, proprio questo rapporto è stato oggetto del tentativo probatorio dell’accusa che ha ricostruito le varie tappe della presunta quarantennale storia di amicizia e collaborazione di Campolo con le ndrine.

Secondo l’accusa, già dalla fine degli anni 70 Gioacchino Campolo avrebbe avuto rapporti con il suo vicino di casa e storico capobastone Ciccio Canale che, secondo la versione fornita dal pentito Antonino Lo Giudice, avrebbe commissionato proprio a quest’ultimo una spedizione punitiva nei confronti di due avventori delle salette di Campolo rei di averlo disturbato.
E’ lo stesso Lo Giudice che ha raccontato agli inquirenti che il proprio padre si sarebbe talvolta recato a cambiare degli assegni da Campolo fin quando l’operazione non gli sarebbe stata vietata da quell’Antonio Zindato che rivendicò lo stesso futuro ‘’Re’’ come ‘’Cosa mia’’.

Gli Zindato-Libri che, sempre secondo l’accusa, avrebbero avuto davvero un rapporto privilegiato e di lunga scadenza con l’imputato, testimoniato anche dalla presunta estorsione del 2008.

Anche i De Stefano sarebbero stati amici della ditta A.R.E. . Stando a quanto riferito dai pentiti Iannò e Fiume, infatti, il superboss Giovanni Tegano avrebbe per un certo periodo seriamente meditato l’eliminazione fisica di Gioacchino Campolo (che per l’occasione si sarebbe dotato di macchina blindata con accensione a distanza) per sostituire alla sua egemonia quella del noleggiatore, e suo parente, Lavilla. Alla deisione si sarebbe opposto il capocosca Orazio De Stefano che avrebbe protetto Campolo in virtù del sodalizio criminale che li univa.

Infine Campolo aveva, secondo il Pm, rapporti privilegiati con la famiglia Audino di San Giovannello, come sarebbe stato testimoniato da molti esami orali in fase predibattimentale e dibattimentale, oltre che dal caso ‘’Edonè’’ del 1998.

Un rapporto di stretta collaborazione quello figurato dall’accusa, che avrebbe portato Campolo ad acquisire il 52% della quota regionale di marcato nel settore del nolo videogiochi e ad acquisire una posizione di assoluta dominanza grazie alla forza d’intimidazione promanata dalla costante minaccia di ritorsioni da parte delle numerose e potentissime famiglie di ndrangheta citate.

Il ‘’metodo-Campolo’’, come l’ha definito il Tribunale del Riesame prevenendo la posizione dell’accusa, però, non si fermava ai rapporti esterni. Anche i dipendenti avrebbero subito vessazioni e sfruttamento, essendo costretti a firmare buste paga gonfiate a fronte di stipendi di parecchio inferiori ed a rinunciare ai riposi settimanali.

Per quest’ultima imputazione il Pm ha richiesto 6 anni di reclusione, per le altre 15.

Ma altri carichi pendono in Capo a Gioacchino Campolo, il Re dei Videopoker: la fase ‘’patrimoniale’’ del processo, quella che ha ad oggetto i suoi oltre 260 immobili e i suoi 102 quadri d’autore, sta per iniziare e vede coivolti anche molti suoi collaboratori e tutti i membri della sua famiglia.
Il Pm Beatrice Ronchi ha altresì cgiesto e ottenuto che, in procedimento separato, si valuti la colpevolezza di Campolo in ordine al reato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso.

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