L’accorato appello della comunità di Mosorrofa per non dimenticare Giuseppe Sorgonà è di grande significativo e dimostra, in modo eloquente ,quanto fosse ampia la stima della comunità di Mosorrofa e dei tanti amici che avevano avuto la fortuna di conoscerlo.
E sono anche pienamente condivisibili le garbate osservazioni su determinati silenzi dopo il feroce agguato che ha spezzato la vita di un giovane affettuoso con la famiglia, impegnato ad esercitare una attività e con tante speranze per affermarsi.
Sono certamente corrette anche le garbate osservazioni, sia quando rivolte alle” autorità ai vari livelli”, sia per altri soggetti i quali, in tanti altri tragici fatti, con immediatezza, hanno espresso, giustamente, solidarietà o dato il necessario spazio.
Noi riteniamo che , dinanzi ai gravissimi fatti criminosi, bisognerebbe essere sempre dalla parte delle vittime senza tentennamenti.
Tanto più quando si ammazza un ragazzo mentre era alla guida della sua automobile con accanto il proprio bambino di due anni.
Non abbiamo mai accettato – anche durante la guerra di mafia – l’asserzione di tanti benpensanti : “ tanto si uccidono tra di loro “, perché se si accettasse ciò significherebbe non comprendere neppure la spirale di violenza che i fatti criminosi producano e si attenuerebbe la estrema gravità del gesto criminoso
E bisogna dirlo chiaro e forte che non possano e non debbano essere i Tribunali della ndrangheta, ne la criminalità comune, ne singoli personaggi violenti a decidere sulla vita delle persone con conseguenze drammatiche inimmaginabili per le famiglie.
Ma ora, se sull’assassinio di Giuseppe Sorgonà, non c’è stata adeguata indignazione e solidarietà, è giustissimo rimediare per non dimenticare , per mantenere alta l’attenzione sul triste fenomeno malavitoso, per rinnovare l’impegno comune sull’esigenza di sicurezza e legalità in questa città.
Quello che tutti auspichiamo è che approfondite investigazioni delle forze dell’ordine -che negli ultimi tempi hanno dato prova di professionalità e impegno – possano, in tempi brevi, individuare e colpire mandanti ed esecutori.
E’indispensabile anche l’impegno della società civile, e soprattutto di quanti singolarmente abbiano elementi da comunicare alle forze dell’ordine , per collaborare effettivamente con esse
Demetrio Costantino Presidente CIDS ( Comitato Interprovinciale per il diritto alla sicurezza)
14.1.2011




