
di Giusva Branca e Raffaele Mortelliti – La ‘ndrangheta, alla fine, può fare anche comodo, basta saperne utilizzare lo spauracchio. Così il numero uno dell’Anas, Ciucci,
ha candidamente dichiarato – guarda caso al Corriere della Sera, tra gli azionisti del quale figura anche Impregilo – che i tempi di completamento della A3 sono subordinati alla pressione della criminalità sul tratto reggino.
Non è la prima volta che si fa passare questo tipo di concetto, ma il tempo del gioco delle tre carte è finito.
Che la ‘ndrangheta asfissi il territorio è cosa nota, ma, nel caso specifico, non vorremmo che possa rappresentare anche un bell’alibi. Eh si, perché qui dobbiamo tutti sforzarci di capire e, soprattutto, di parlar chiaro. Non ci risultano particolari ed invasivi episodi sui cantieri, talmente pesanti da mettere a rischio la corretta prosecuzione dei lavori. Non ci risultano particolari e reiterate intimidazioni o danneggiamenti, almeno non risultano ufficialmente. Non ci risultano particolari denunce.
Anzi, andremo a vedere quante denunce sono state presentate da chi esegue i lavori e per quali episodi?
Non vorrà dirci, certamente, che le aziende del nord non denunciano per paura, come i più meschini uomini del Sud travolti dall’omertà sulle vessazioni che loro stessi subiscono…?
Comunque chiederemo direttamente ai magistrati, al Prefetto, se la situazione sul macrolotto reggino è talmente rovente sul fronte ‘ndrangheta da subordinare addirittura la data di ultimazione dei lavori.
E se, visto che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina, semplicemente, non si fosse in grado, per l’ennesima volta, di rispettare la data di fine relativa a questo inferno infinito chiamato A3?
Perché, caro Ciucci, si ricordi che a queste latitudini fessi non ce ne stanno e, se ci sono, fanno i fessi, non lo sono veramente e, ad esempio, fingono di non vedere che, a parità di alluvione, i soldi in Veneto arrivano subito e abbondanti, mentre la Calabria si sgretola senza che nessuno batta ciglio, ma questa è un’altra storia nella quale lei non c’entra, se non, forse per la considerazione che avete, lei ed altri, dei calabresi




