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Demetrio Arena: "L'amministratore giudiziario è chiamato ad entrare in casa del mafioso a gestire i suoi beni"

2 Novembre 2010
in CITTA
Tempo di lettura: 4 minuti
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Congresso
Nei giorni 21, 22 e 23 ottobre a Napoli si è tenuto il secondo Congresso Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili – dopo l’unificazione – con un titolo molto

impegnativo: “Per un paese migliore” che si ricongiunge a quello del primo congresso tenutosi  a Torino: “Protagonisti del cambiamento”. Tra gli argomenti trattati molto interesse ha riscosso la tavola rotonda “i professionisti al servizio del paese per una sempre più ampia sussidiarietà alla Pubblica Amministrazione nell’ambito della gestione dei patrimoni sequestrati”, alla presenza del sottosegretario del Ministero degli Interni, dott. Alfredo Mantovano, del dott. Mario Morcone, Presidente dell’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati, del dott. Vincenzo Giglio, Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, di don Pino Demasi, in rappresentanza dell’Associazione Libera, e del collega dott. Demetrio Arena, Presidente della Commissione di Studio sulle Amministrazioni Giudiziarie presso il CNDCEC.

Particolare interesse ha ottenuto la relazione del dott. Arena che ha fotografato in maniera chiara e precisa il ruolo dell’Amministratore Giudiziario; le funzioni e i compiti che egli deve svolgere ma anche i rischi che deve affrontare, ma soprattutto le motivazioni che devono essere a fondamento della sua attività.

“In questo ruolo la categoria travalica la natura prettamente professionale per ricoprire la veste più pregante di classe sociale; ciò può sembrare un’enfasi eccessiva ma in realtà tale concetto trova concretezza  nell’ambito della  procedura di sequestro antimafia diretta ad evitare che i beni frutto di attività illecite vengano distratti o alienati nelle more della conclusione del  procedimento penale.

In tale ambito l’amministratore svolge un ruolo fondamentale in quanto deve custodire e, quindi, mantenere il valore dei beni e se possibile aumentarne la redditività.

Egli è chiamato ad entrare in casa del mafioso, a gestire i suoi beni ed intrattenere, seppur solo nella fase iniziale, con lo stesso e con i suoi familiari i rapporti necessari per acquisire piena conoscenza del patrimonio.

Quando poi tra i beni posti sotto sequestro vi è anche un’azienda l’attività dell’amministratore diventa molto più difficile, quasi “una missione impossibile”.

In conseguenza del sequestro, infatti, l’azienda passa da una posizione di privilegio –  derivante dal potere intimidatorio delle organizzazioni criminali e dalla disponibilità di ingenti risorse finanziare provenienti dalle attività illecite –  ad una situazione di grande debolezza causata dagli effetti immediatamente negativi del provvedimento che di fatto determina uno stato di crisi aziendale:

le banche  chiedono il rientro immediato delle linee di credito preesistenti e non sono disponibili a sostenere l’azienda;

i fornitori entrano in uno stato di panico e non di rado tendono a chiudere ogni rapporto commerciale o impongono condizioni contrattuali più rigorose;

 i  clienti manifestano diffidenza;

i dipendenti perdono la sicurezza del posto di lavoro e quindi le motivazioni.

In un siffatto scenario l’amministratore è costretto ad operare, senza alcuna protezione o garanzia,  in un ambiente il più delle volte ostile, subendo pressioni ed in alcuni casi vere e proprie intimidazioni. Tale condizione, di fatto altamente rischiosa, è resa ancor più gravosa dalla carenza di regole procedurali e dalle lacune normative.”

                Correttamente il dott. Arena ha posto l’accento sul concetto di sussidiarietà e di valenza sociale della funzione, sottolineando come: “le motivazioni che inducono i colleghi ad accettare l’incarico travalicano gli aspetti di carattere squisitamente professionale od economico e si fondano sulla condivisione dei valori morali della lotta alla mafia e dell’impegno sociale nella consapevolezza di svolgere un incarico estremamente rischioso in termini di responsabilità di natura civile, amministrativa e penale e soprattutto in  termini  di incolumità personale. “

                I risultati ottenuti negli ultimi anni nell’ambito dell’aggressione ai patrimoni appartenenti alla criminalità organizzata sono stati illustrati dal dott. Morcone e nel contempo il dott. Arena ha sottolineato l’apporto concreto che la categoria ha dato per il raggiungimento di detto risultati….  “Sulla base dei dati statistici fino ad oggi acquisiti, presso i tribunali dei territori maggiormente coinvolti dal fenomeno mafioso, nella quasi totalità delle procedure (quasi il 90%) le aziende, gestite direttamente dall’Amministratore, permangono sul mercato fino all’acquisizione delle stesse al patrimonio dello Stato,  mentre risultano assolutamente marginali i casi in cui si procede alla chiusura definitiva dell’attività imprenditoriale. Così come sono rari i casi di azioni risarcitorie nei confronti dell’Amministrazione giudiziaria laddove i patrimoni sequestrati rientrano nella disponibilità dei legittimi proprietari.”

“Notevoli risultati sono stati ottenuti in campo legislativo con l’emanazione di importanti provvedimenti con i quali sono stati istituiti l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e l’assegnazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata e  l’albo nazionale degli amministratori giudiziari. Entrambi costituiscono i presupposti per colmare le lacune e l’inadeguatezza del precedente impianto normativo e conseguentemente efficentare il sistema.

 Ma il provvedimento che consentirà una svolta è rappresentato certamente dalla legge 136/2010 con la quale il Parlamento ha delegato al Governo l’elaborazione  del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Questa disposizione rappresenta una svolta epocale  considerato che fino ad oggi la materia è stata disciplinata da una norma datata 1965.”

Ma alla tavola rotonda si è parlato anche di proposte concrete necessarie per raggiungere lo scopo della procedura.

“E’ necessario attivare un’efficiente azione sinergica tra tutte le componenti : Ministero – Agenzia Nazionale – categorie professionali – organizzazioni di volontariato. In particolare la nostra categoria dovrà mettere a disposizione il know how  acquisito sul campo in oltre 20 anni di attività.

Credo che sia l’Agenzia che il Ministero non possano fare a meno del nostro contributo se si vogliono colmare le carenze di un impianto normativo assolutamente inadeguato con l’obbiettivo di realizzare un sistema efficiente che possa gestire al meglio i patrimoni creati con attività illecite ed adempiere a quella funzione risarcitoria nei confronti della collettività che rappresenta il fine ultimo di tutta la disciplina.”

 

 

 

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