
Riceviamo e pubblichiamo: Caro Direttore,
chiedo ospitalità sul Tuo quotidiano on line, al fine di poter riscontrare l’articolo pubblicato in data 11.10.2010 dal titolo “I caposala di Reggio rispondono alle dichiarazioni di Azzarà (UIL)” .
Essendomi nel passato esercitato calcisticamente con qualche discreto risultato, talvolta evoco ed utilizzo metaforicamente tale attività sportiva al fine di comprendere ed analizzare i “fenomeni” che si rincorrono nella società sia sul piano politico che sindacale.
Alla “filosofia” del pallone ricorro con fiducia, in chiave didattica per interpretare con leggerezza comportamenti e condotte umane, vizi (tanti) e (scarse) virtù .
Infatti, a proposito dei caposala “piccati” di cui all’oggetto, quando si perde una partita, ognuno si adira molto (nà teni), di solito prendendosela con qualcosa o qualcuno, ma mai riconoscendo i propri errori, commessi prima, durante e dopo la partita, il più delle volte perseverando nell’errore, attività questa foriera di nuove e più formidabili sconfitte.
Se poi addirittura, l’organismo sportivo deputato alla bisogna, scoprendo che l’arbitro (la commissione esaminatrice) non era imparziale (ha tifato per una squadra), non aveva brillato per trasparenza e terzietà, ha dichiarato perentoriamente la sconfitta della parte che aveva già brindato allo scudetto, è paradossale che la squadra declassata indirizzi la propria ira nei confronti del denunciante (Azzarà – UIL).
Sono cosciente che nel tendere ad affermare l’importanza del rispetto delle regole sui luoghi di lavoro, ho (more solito) rotto il giocattolo, incrinato qualche uovo nel paniere, fatto scomparire barattolo e marmellata, sancito il fallimento di una amministrazione, ma lungi da me dal voler polemizzare con gli “improbabili” firmatari dell’articolo incriminato .
Piuttosto mi intriga e considero mio dovere confrontarmi pensando di giocare i canonici 90 minuti più recupero contro la prima squadra, con il “Pirlo” della situazione.
Ho vissuto tanti campionati qualcuno vinto e qualcuno perso, tutti giocati all’insegna della lealtà, senza confondere l’avversario con il nemico d’abbattere, l’agonismo con la cattiveria, con il forte gusto del gesto atletico ed il piacere della giocata esemplare, comunque, nell’interesse dello Sport praticato.
Fuori da metafora, affermo, che la vertenza è stata vinta grazie alla forza delle ragioni esposte, alla bontà degli argomenti rappresentati, alle capacità umane e professionali dell’ ottimo avvocato (Angela Gaetano) della UIL-FPL.
La vittoria appartiene ai lavoratori che hanno avuto fiducia nella giustizia, la vittoria è utile all’Azienda che non può permettersi di sprecare una occasione importante per dotare le Unità Operative tra le più strategiche di coordinatori infermieristici legittimati al ruolo ed alle funzioni che ricoprono.
Le battaglie giuste si combattono senza realizzare grandi calcoli, a prescindere dall’esito finale ( anche se a tutti piace vincere) attraverso tale esercizio democratico si rende un servigio a tutti i lavoratori, perché quando si afferma la certezza delle regole tutti se ne possono giovare .
Nelle battaglie che ho condotto ho avuto una unica certezza consistita nell’essermi schierato, senza artifizi, sempre e solo dalla parte dei lavoratori, non mi è mai capitato di confondere il colore di una bandiera ( come può capitare a chi è precario).
Tornando allo spirito agonistico che ancora mi pervade e manifestando le mie radici cattoliche che non mi consentono di sfuggire alla morale che promana dalla più volte richiamata parabola in cui si narra di “pagliuzza e trave negli occhi” dichiaro disponibilità oltre che a rispondere dei corpi estranei che eventualmente dovessero affliggere la mia vista, anche a novellare degli altrui incerti trascorsi lavorativi, strane inidoneità, scarso attaccamento ai colori sociali,sicura appartenenza a questa o quella “conventicola”.
Potrò avere opportunità e gusto, qualora si rendesse necessario, altresì, disquisirei intrattenendo a lungo fornendo preziosi particolari sull’insistenza all’interno dell’Azienda Ospedaliera di infermieri “con la siringa” che, sotto silenzio, da anni sono assenti dal proprio posto di lavoro, maturando indenni la loro pensione..
Il Calcio per chi l’ha praticato è una vera palestra di vita.
Distinti saluti
Nuccio Azzarà




