Poiché cresce sempre di più nei territori la preoccupazione per le scelte che il nuovo governo regionale si appresta a compiere in tema di riorganizzazione delle rete ospedaliera, è doveroso che chi come il sottoscritto che rappresenta i cittadini nelle Istituzioni dia voce alle
popolazioni che temono di subire scelte che pregiudicherebbero il loro diritto alla salute. La ferma condanna verso qualunque atto di violenza, ancorché verbale, nei confronti di amministratori ad ogni livello, non può essere certo il presupposto per tacere del malcontento e della mancanza di chiarezza che si registra tra i calabresi in merito alle ipotesi di chiusura o riconversione delle strutture ospedaliere. Sappiamo, perché lo ha affermato più volte il presidente Scopelliti, che vi sono 4-5 ospedali da chiudere definitivamente, e sappiamo inoltre che altre 13-14 strutture sono destinate alla riconversione. Non è nostra intenzione difendere l’indifendibile o giustificare sprechi che effettivamente ci sono e vanno eliminati; comprendiamo anzi la necessità di fare delle scelte radicali, ma alcune di queste vanno a nostro parere ben ponderate perché rischierebbero di indebolire il tessuto economico-sociale di territori già marginali e poco considerati sotto molto aspetti.
Nella “black list” stilata con i dati del Dipartimento regionale Tutela della Salute rientrano, secondo notizie pubblicate e mai smentite, due strutture del vibonese, l’ospedale di Serra San Bruno e quello di Tropea, che sarebbero destinate alla riconversione. Nessuno vuole creare allarmismi, cedere a facili campanilismi o fomentare manifestazioni di protesta fini a se stesse, specie su argomenti così delicati. Quello che però vorrebbero i vibonesi, che io mi onoro di rappresentare in Consiglio regionale, è capire se siano effettivamente queste le scelte che si appresta a compiere il governo regionale. Se così fosse, infatti, ci si troverebbe di fronte ad un depauperamento senza precedenti della sanità vibonese. Mentre la costruzione del nuovo ospedale di Vibo, al di là delle polemiche e delle rassicurazioni di maniera, stenta a decollare, l’attuale nosocomio della città capoluogo soffre tuttora di pesanti carenze strutturali e di organico. In tale situazione, i presidi di Serra e Tropea rappresentano gli unici avamposti sanitari sul territorio per decine di migliaia di cittadini che, altrimenti, sarebbero costretti a recarsi presso strutture fuori provincia e quindi molto distanti come Lamezia o Catanzaro. Già oggi, per altro, si registrano preoccupanti segnali in tali strutture le cui attività risultano ridotte al lumicino (Tropea) e fortemente ridimensionate in virtù dell’accorpamento di reparti come Medicina e Cardiologia (Serra). Non si può tacere di fronte ad un simile impoverimento dei servizi sanitari, specie se riguarda strutture territorialmente strategiche che dovrebbero rimanere indubbiamente ospedali “per acuti”. La paventata riconversione invece rappresenterebbe un grave torto alle popolazioni vibonesi, che di fatto così non potrebbero contare su nessuna struttura sanitaria adeguata in tutta la provincia. Per questo rivolgiamo al presidente Scopelliti una ferma richiesta di chiarimenti in merito a tali ipotesi di riassetto della rete ospedaliera, coscienti che in una fase delicata come quella attuale il confronto e la concertazione siano essenziali per arrivare a scelte che, seppur necessarie, non penalizzino intere popolazioni come quella vibonese. In tale contesto e per favorire il confronto con la gente, il Partito Democratico avvierà una serie di iniziative pubbliche che, anche attraverso dei sopralluoghi nelle strutture in questione, avranno l’obiettivo di favorire il confronto ed evitare che la riforma del sistema sanitario si abbatta come una mannaia proprio sui territori più deboli.
Bruno Censore (Pd), consigliere regionale e Vicepresidente della Commissione Antimafia




