Ancora un libro per l’estate 2010 dell’Associazione Culturale Anassilaos. Martedì 7 settembre, alle ore 21,00, presso il Chiostro di San Giorgio, presentazione del volume di Caterina Sorbara “Giannuzza ‘a marinota” (Giovanna del mare) edito da Laruffa.
L’autrice,laureata in Pedagogia ed insegnante, è collaboratrice della rivista Calabria Letteraria edita da Rubbettino. La scrittura è un impegno costante che la vede spaziare dalla letteratura (poesia e prosa) alle tradizioni popolari; dalla ricerca storica alla critica letteraria. Numerose le recensioni a libri apparse sulla rivista Sud Contemporaneo di Cittanova. Nel 2001 esordisce nella scrittura con il romanzo U Re di Costa cui fa seguito, nel dicembre 2009,un secondo romanzo, per i tipi Laruffa Editore, “Giannuzza a Marinota”. La sua più autentica passione resta comunque la poesia e nel 2009 pubblica appunto Gocce di luna tra gli ulivi, presentato sempre dall’Anassilaos. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali conseguendo premi, segnalazioni e inserimenti nelle antologie. Nella sua opera è sempre presente l’ambiente agreste della sua infanzia alla quale è sempre rimasta legata. Ed è questo legame che sostanzia anche l’opera “giannuzza ‘marinota”. Scrive l’Autrice, nella prefazione al volume che è anche una sorta di guida alla lettura “ Della mia infanzia al borgo natio ricordo tutto, con dovizia di particolari: i sapori, gli odori, le gioie e i molti dolori; ma soprattutto ricordo benissimo i personaggi che nel bene e nel male si sono avvicendati. Indelebili nella mia mente sono rimaste quelle donne che venivano da Gioia Tauro marina o dalla Tonnara di Palmi e che mia nonna chiamava le “marinote” appunto donne del mare o meglio della marina. Lei le aspettava con ansia, perché diceva che non bisognava mangiare tutti i giorni carne, a questa doveva alternarsi il pesce. A suo dire uno degli alimenti, più leggero e ricco di elementi nutritivi, indispensabili per una sana ed equilibrata alimentazione. Le marinote erano tutte donne alte, non magre con lunghi capelli neri che portavano raccolti, il loro sguardo incuteva un po’ di timore e nello stesso tempo trasmetteva tanta saggezza. Ricordo, in particolare una, che negli ultimi tempi della mia infanzia, veniva spesso insieme al marito, e quando la mia adorata nonna morì, entrò insieme al marito a casa e confortò mia madre con parole meravigliose, parole cariche di saggezza. Poi la vita continuò a scorrere, la scuola, il primo amore che non ti cambia la vita ma ti cambia dentro, i molti libri e l’Università. Fu così che nel 1989, un giorno di ritorno da Messina incontrai sulla nave due pescivendole, erano le famose bagnarote, di Bagnara Calabra, una di loro rassomigliava alla donna carica di saggezza che avevo conosciuto da piccola. Sulla testa portavano un canestro pieno di pesci. Io le guardai e mi emozionai e ricordo, pensai ai disagi, ai sacrifici, alle fatiche che quel mestiere comportava, mi domandai se mai quelle signore fossero state felici, come erano stati i loro amori, i loro matrimoni. Una ragazza che era lì con me disse che a lei quelle donne non piacevano, che puzzavano di pesce e che secondo lei erano donne dure, cattive. Io invece pensai che erano donne semplicemente straordinarie, ed è in omaggio a queste donne meravigliose che ho costruito il personaggio di: “Giannuzza”. Una donna forte, coraggiosa, orgogliosa e nello stesso tempo sensibile, dolce, con un cuore capace di forti sentimenti, saggia come la signora che aveva confortato mia mamma e che non ho mai dimenticato.”




