La Cisl calabrese esprime profondo dissenso per la scelta operata dal Governo di imporre l’aumento della tassazione alle Regioni con disavanzo nel settore sanitario. Ad affermarlo il
Segretario Generale della CISL Calabria Paolo Tramonti nel corso dei lavori del Comitato Esecutivo della Filca Cisl nazionale in svolgimento a Riace.
Già nel corso degli incontri con il Governatore della Calabria, la CISL ha sottolineato che per quanto riguarda la sanità l’esigenza prioritaria per la nostra Regione è costituita dalla presentazione di un piano complessivo che preveda il rientro graduale dal deficit ma che sia anche mirato a garantire un sistema a tutela dei cittadini e pienamente rispondente a criteri di efficienza e produttività.
In questo senso sorprende che in assenza di tutto ciò e con un disavanzo di cui peraltro non si conosce nemmeno l’esatta entità, il Governo abbia imposto un’ulteriore inasprimento della tassazione, attraverso l’innalzamento delle aliquote Irpef (+0,30%) e Irap (+0,15%).
Tutto ciò rappresenta un’autentica beffa per una popolazione come quella calabrese già costretta a subire un’addizionale Irpef dell’1,40%, il bollo auto più alto d’Italia, il pagamento dei ticket, senza che tutto questo abbia prodotto risultati di qualità se è vero che l’emigrazione sanitaria in questi anni è proseguita in modo incessante contribuendo in modo consistente ad alimentare il deficit strutturale.
Oltretutto il provvedimento sollecitato dal Governo appare del tutto contraddittorio e schizofrenico se si tiene conto che nella manovra correttiva sono contenuti, tra le altre, misure di fiscalità di vantaggio che prevedono la totale o parziale detassazione dell’Irap e dell’Ires allo scopo di incentivare, attraverso politiche specifiche e selettive, lo sviluppo delle aree meridionali.
In questo senso aver inasprito l’Irap è ancor più inaccettabile in quanto si va a colpire pesantemente lo stesso settore produttivo che nella manovra si vuole incentivare, a dimostrazione della mancanza di una chiara strategia di programmazione e progettazione nelle politiche per il Mezzogiorno.
Con quest’ultimo provvedimento viene purtroppo conseguito un duplice obiettivo: colpire le imprese e il lavoro e impoverire ulteriormente le famiglie calabresi andando ad incidere su una popolazione che per il 19% è costituita da anziani e pensionati che, al pari delle altre categorie a rischio, stanno subendo in modo pesante gli effetti della crisi economica in atto e che ha portato ad un innalzamento esponenziale, come mai negli ultimi 20 anni, della soglia di povertà.
Al Governo regionale la CISL calabrese rivolge un forte appello affinché respinga con forza questa impostazione calata dall’alto che peraltro non contribuisce, neanche in modo minimo, alla risoluzione dei problemi e rivendichi, al contrario, provvedimenti di cui hanno già beneficiato negli anni precedenti altre Regioni in termini di compartecipazione alle spese di risanamento.
In una Regione dove le società partecipate hanno creato un buco di bilancio di 50 milioni di euro, sarebbe molto più opportuno – per la Cisl – che anziché continuare a vessare i calabresi si avvii un’opera di vero contrasto e lotta ai tanti sprechi, sperperi e inefficienze che ancora insistono nel funzionamento della macchina pubblica tagliando la tanta spesa improduttiva ancora presente.




