di Carmelo Bagnato * – Che San Gerasimo sia nato a San Lorenzo, è fugato ogni dubbio. Ma, malgrado la via a Lui dedicata, lungo la quale sarebbe venuto al mondo, come riportato da diverse fonti letterarie, il punto esatto, oggi diremmo il numero civico, ancora non era stato individuato.
Intanto da precisare che questa via trovasi nel rione Borgo, allo stesso livello di via Santa Caterina, che ricorda il luogo dell’abbazia femminile omonima. Le separa, con la conclusione dell’una, ed inizio dell’altra, una delle arterie del paese, la Michele Bianhi, nome che ricorda il triunviro fascista calabrese. Quest’ultima ha origine nella quota più bassa del paese, “Ndilirò” , da dove si sviluppa attraversando il Borgo e, superando un notevole dislivello, sbocca nella piazza principale del paese, Regina Margherita, ultimamente ampliata con fontana e stele dedicata a Bernardino Abenavoli, per la concessione al comune da parte del figlio avv. Vincenzo, dell’area ove sorgeva la propria abitazione, distante pochi metri dal secolare olmo, albero, com’è noto, piantato dall’avo Ludovico Abenavoli, proveniente vincitore dalla famosa disfida di Barletta, contro la compagine francese. Non abbiamo conferma secondo cui, come riportato da qualche organo, anche detta piazza, fino alla fine dell’ottocento, era denominata piazza San Gerasimo. Via “San Gelasimo” ha scritto l’arciprete D. Carbone, nel periodico che citeremo, “ha l’aspetto di un vicolo, più che di una via, infatti è stretta e angusta, la numerazione civica arriva al N° 24”. Essa si dirama dalla via Maresciallo Jannì, illustre personaggio del luogo, concludendosi, dopo un breve percorso verso nord, nella citata Michele Bianchi. Proprio nell’area ove sorgeva l’abitazione di Carmelo Saccà, in cui tuttora vegetano un albero di fico ed un ciliegio, superficie tuttavia da considerare in senso più ampio verso lo spazio adiacente e sottostante la stessa via, ha avuto luogo il grande evento: La nascita di San Gerasimo, anch’esso sicuro fautore dello sviluppo del paese al tempo conosciuto con il nome di Valletuccio in omonomìa con la vallata, della quale, per diversi secoli ha costituito la sede direzionale, anche quando, in data imprecisata, ha assunto l’attuale denominazione di San Lorenzo. Purtroppo il passaggio dal rito greco a quello latino, attorno al 1500, ha fatto cadere nel dimenticatoio molta storia, per la distruzione della documentazione esistente sugli insediamenti basiliani, di conseguenza sul santo.
Per me, che già avevo scritto ampiamente del Santo sul libro “San Lorenzo, note e memorie storiche” nel 2003, era divenuto l’impegno primario da soddisfare, per cui, mi sono cimentato, oltre che alla cernita dei ricordi trasmessi dalla tradizione orale degli anziani, purtroppo molti dei quali deceduti, ritornare sul luogo e colloquiare coi i residenti, loro discendenti, legittimi e sicuri trasmettitori delle loro rimembranze.
Ricordo in particolare una zia, di nome Carmela Saccà, sposata Passaniti ( questa famiglia è ricordata in un articolo del citato arciprete Carbone sul periodico cattolico “ L’avvenire” del 20 Aprile 1986, con le famiglie Zumbo e Casile, le sole abitanti nella via verso la fine dello scorso secolo), residente proprio nelle adiacenze di tale sito, che soleva ripetere : “ ccassutta nta vinedda nascìu u Santo”. Ovviamente, pur non precisando il nome, il santo non poteva che essere San Gelasimo, non risultando altro venerato nell’ambito del territorio. E non era la sola ad affermare tale circostanza, che già a quel tempo, io, nativo del rione, la ritenevo, per il chiaro assenso dei residenti, i “burghisciani” , scontata. Ed ora, avendo avuto riconferma dagli altri compaesani, col proposito di trasmettere il frutto delle indagini ai nostri figli, ritengo urgente e doveroso tracciare con segni grafici, redigere, stilare, l’unico evento di santità nell’antico paese, (San Gaetano Catanoso è nativo di Chorio) onde evitare, ( verba volant) a causa sopratutto dello spopolamento, la totale dispersione della memoria, nata e alimentata da eventi storici inconfutabili.
Per me, che già avevo scritto ampiamente del Santo sul libro “San Lorenzo, note e memorie storiche” nel 2003, era divenuto l’impegno primario da soddisfare, per cui, mi sono cimentato, oltre che alla cernita dei ricordi trasmessi dalla tradizione orale degli anziani, purtroppo molti dei quali deceduti, ritornare sul luogo e colloquiare coi i residenti, loro discendenti, legittimi e sicuri trasmettitori delle loro rimembranze.
Ricordo in particolare una zia, di nome Carmela Saccà, sposata Passaniti ( questa famiglia è ricordata in un articolo del citato arciprete Carbone sul periodico cattolico “ L’avvenire” del 20 Aprile 1986, con le famiglie Zumbo e Casile, le sole abitanti nella via verso la fine dello scorso secolo), residente proprio nelle adiacenze di tale sito, che soleva ripetere : “ ccassutta nta vinedda nascìu u Santo”. Ovviamente, pur non precisando il nome, il santo non poteva che essere San Gelasimo, non risultando altro venerato nell’ambito del territorio. E non era la sola ad affermare tale circostanza, che già a quel tempo, io, nativo del rione, la ritenevo, per il chiaro assenso dei residenti, i “burghisciani” , scontata. Ed ora, avendo avuto riconferma dagli altri compaesani, col proposito di trasmettere il frutto delle indagini ai nostri figli, ritengo urgente e doveroso tracciare con segni grafici, redigere, stilare, l’unico evento di santità nell’antico paese, (San Gaetano Catanoso è nativo di Chorio) onde evitare, ( verba volant) a causa sopratutto dello spopolamento, la totale dispersione della memoria, nata e alimentata da eventi storici inconfutabili.
Le notizie sul nostro Santo, morto il 25 Aprile 1180, provengono dal codice Lipsiense, libro liturgico, scritto da Basilio Reggino, già prima della sua morte. Della data di nascita ci viene riferito solo il secolo XI, facendo intendere una lunga vita.
Il testo, proveniente dalla Valle del Tuccio, era custodito nel Monastero del SS. Salvatore di Messina sino al XVI secolo, come precisato da commenti e aggiunte: “ …trovavasi all’origine nella chiesa di San Giorgio e nel monstaero di S. Angelo, nella Valle”.
Come ricordato da tanti, comunque, scritti residui, egli fondò il monastero di S. Angelo, sollecitato da una folta schiera di seguaci, probabilmente prima dell’incarico di abate della grangia di S. Giorgio, nel 1168, che esercitò sino alla morte.
Nel 1280, Filippo, prete di Bova, lo celebra scrivendo un Triodio, cioè, un’ufficiatura liturgica in suo onore, e ricordandolo in un elenco di santi da lui compilato.
Nel 1457, Atanasio Calceopulo, nato a Costantinopoli, già monaco al monte Athos, vescovo di Oppido e Gerace, nella visita per mandato della Santa Sede, accerta la presenza delle sue reliquie, nel monastero di S. Angelo di Valletuccio. Gabriele Barrio, nel libro “Antichità e luoghi della Calabria” scrive che nella chiesa di S. Angelo, nel 1571 “…riposa il corpo del beato Gerasimo della città di Laurento”.
Nel 1595, 4 Agosto, l’arcivescovo reggino Annibale D’Afflitto, considerato il S. Carlo Borromeo della Calabria, scrive nella relazione: “Nella chiesa di S. Angelo di Valletuccio, così malconcia e deruta, si trovava in un sacello, il corpo del beato Gerasimo, il quale di nascosto fu portato via dentro una cesta di legno”.
Altri dettagli sulla sua vita, alcuni di recenti ricerche effettuate da eminenti studiosi in materia (D. Minuto), saranno pubblicati in altre edizioni, a riprova della perenne attualità del suo insegnamento di amore per il prossimo e rinuncia al godimento dei beni materiali, con trasporto estatico verso Dio.
Anche le arti figurative si sono interessate di San Gerasimo Abate. Nel museo parrocchiale di san Paolo a Reggio è esposta una tavoletta del secolo XIII o XIV raffigurante il Santo con la madre di Gesù Cristo, di provenienza siciliana. “Nel 1682, San Gerasimo era ancora venerato in una tela, insieme a Maria e S. Antonio Abate, come attesta Mons. Ybanez nella sua visita” (N. Ferrante, Santi Italo Greci, pag. 236, nota 1).
A comprova che, in ogni caso, la memoria del santo a san Lorenzo non è morta, sia pure dopo parecchi secoli di affievolimento, nel risveglio è scaturita una grande manifestazione che ha avuto luogo il 25 Aprile 1986, nell’anniversario della sua dipartita.
Con l’arcivescovo, mons. Sorrentino, numeroso clero, l’arciprete Carbone promotore, il sindaco con l’amministrazione comunale, la popolazione della vallata del Tuccio, fu celebrato solennemente il ritorno liturgico del santo e la sua venerazione.
Il testo, proveniente dalla Valle del Tuccio, era custodito nel Monastero del SS. Salvatore di Messina sino al XVI secolo, come precisato da commenti e aggiunte: “ …trovavasi all’origine nella chiesa di San Giorgio e nel monstaero di S. Angelo, nella Valle”.
Come ricordato da tanti, comunque, scritti residui, egli fondò il monastero di S. Angelo, sollecitato da una folta schiera di seguaci, probabilmente prima dell’incarico di abate della grangia di S. Giorgio, nel 1168, che esercitò sino alla morte.
Nel 1280, Filippo, prete di Bova, lo celebra scrivendo un Triodio, cioè, un’ufficiatura liturgica in suo onore, e ricordandolo in un elenco di santi da lui compilato.
Nel 1457, Atanasio Calceopulo, nato a Costantinopoli, già monaco al monte Athos, vescovo di Oppido e Gerace, nella visita per mandato della Santa Sede, accerta la presenza delle sue reliquie, nel monastero di S. Angelo di Valletuccio. Gabriele Barrio, nel libro “Antichità e luoghi della Calabria” scrive che nella chiesa di S. Angelo, nel 1571 “…riposa il corpo del beato Gerasimo della città di Laurento”.
Nel 1595, 4 Agosto, l’arcivescovo reggino Annibale D’Afflitto, considerato il S. Carlo Borromeo della Calabria, scrive nella relazione: “Nella chiesa di S. Angelo di Valletuccio, così malconcia e deruta, si trovava in un sacello, il corpo del beato Gerasimo, il quale di nascosto fu portato via dentro una cesta di legno”.
Altri dettagli sulla sua vita, alcuni di recenti ricerche effettuate da eminenti studiosi in materia (D. Minuto), saranno pubblicati in altre edizioni, a riprova della perenne attualità del suo insegnamento di amore per il prossimo e rinuncia al godimento dei beni materiali, con trasporto estatico verso Dio.
Anche le arti figurative si sono interessate di San Gerasimo Abate. Nel museo parrocchiale di san Paolo a Reggio è esposta una tavoletta del secolo XIII o XIV raffigurante il Santo con la madre di Gesù Cristo, di provenienza siciliana. “Nel 1682, San Gerasimo era ancora venerato in una tela, insieme a Maria e S. Antonio Abate, come attesta Mons. Ybanez nella sua visita” (N. Ferrante, Santi Italo Greci, pag. 236, nota 1).
A comprova che, in ogni caso, la memoria del santo a san Lorenzo non è morta, sia pure dopo parecchi secoli di affievolimento, nel risveglio è scaturita una grande manifestazione che ha avuto luogo il 25 Aprile 1986, nell’anniversario della sua dipartita.
Con l’arcivescovo, mons. Sorrentino, numeroso clero, l’arciprete Carbone promotore, il sindaco con l’amministrazione comunale, la popolazione della vallata del Tuccio, fu celebrato solennemente il ritorno liturgico del santo e la sua venerazione.
A memoria dell’avvenimento e gloria del Santo concittadino, è stata posta una lapide sulla facciata del palazzo comunale. Nell’occasione, l’arciprete , portavoce della comunità, così esprimeva il suo auspicio: “…che l’iniziativa di raccoglimento, di riflessione dei nostri santi Italo – greci, sia considerata e riproposta all’uomo d’oggi, che, riaffacciato del soprannaturale, tende a recuperare i valori perduti, perché il suo cuore, rigurgitante d’inquietudine, s’acquisti in Dio”.
Nell’immagine a corredo dell’articolo, a San Lorenzo, sulla sinistra ‘Via San Gerasimo’ e nella parte centrale l’area in cui sorgeva il sito di nascita del Santo.
* Storico e studioso locale




