Di seguito la nota diffusa da Nino De Gaetano
“Il destino cinico e baro non c’entra. Quello che sta accadendo sul tratto reggino della Salerno-Reggio Calabria, con due morti in quindici giorni nello stesso cantiere, non è il frutto di una fatalità ma il risultato, tragico quanto prevedibile, dell’assenza di rispetto per la
vita dei lavoratori. Rocco Palumbo, precipitato da un viadotto a Palmi, e Salvatore Pagliaro, travolto dal crollo di un’impalcatura, sono vittime di quella totale e inaccettabile mancanza di certezze e regole che contraddistingue, nell’indifferenza generale, i lavori di ammodernamento dell’A3. Le tante denunce dei sindacati e degli operai, i nostri numerosi appelli ad indagini sulle condizioni di sicurezza, non sono servite purtroppo ad evitare che altro sangue scorresse sulla Sa-Rc, che un altro operaio non ritornasse a casa dopo il proprio turno di lavoro. Nell’esprimere il mio profondo cordoglio alla famiglia e ai colleghi di Salvatore Pagliaro, trovo impossibile nascondere la rabbia per il prezzo altissimo che gli operai calabresi sono costretti a pagare a logiche imprenditoriali criminali e all’indifferenza di chi – Anas – è chiamato a vigilare sul rispetto delle norme. Lo avevamo denunciato solo pochi giorni fa: sulla Sa-Rc e in tanti altri cantieri calabresi si lavora senza certezze sul pagamento degli stipendi, sui tempi di ultimazione dei lavori, sugli investimenti per il completamento delle opere, sulle reali intenzioni o capacità delle imprese di onorare gli impegni assunti. E, infine, sulle condizioni di sicurezza. I ministri e i dirigenti dell’Anas danno i numeri al lotto indicando date improbabili per il completamento dell’autostrada. Gli unici numeri certi, al momento, sono quelli degli operai morti, o dei lavoratori in cassintegrazione. Si tratta di un’autentica vergogna nazionale che la Calabria non può più accettare. E’ davvero arrivata l’ora che il Governo, l’Anas e le grandi imprese appaltatrici – Impregilo e Condotte – rispondano della strage quotidiana di lavoratori calabresi, delle proprie inadempienze e dell’evidente disinteresse nei confronti di una terra sfruttata nel nome del profitto e della propaganda politica (Ponte sullo Stretto)”.




