Di seguito la nota diffusa dall’On. Luigi Fedele (PDL)
In questi giorni Rosarno e la Calabria sono finiti sulle prime pagine di tutti i quotidiani e su tutti i notiziari nazionali per la rivolta dei clandestini.
Ancora una volta la Calabria in “vetrina” purtroppo per episodi negativi. Sono ancora da accertare le responsabilità per come si siano svolti i fatti e siamo convinti che le responsabilità siano di tanti e non di una parte sola.
C’è da dire comunque che lo Stato è intervenuto con un buon risultato evitando che la protesta potesse sfociare nel sangue. Merito indubbiamente anche delle forze dell’ordine.
La disperazione di questi sventurati che vivevano in condizioni di grande degrado è apparsa improvvisamente sotto gli occhi di tutti gli italiani e non solo. E’ anche vero che senza questa forza lavoro in tutti questi anni le arance della piana non si sarebbero potute raccogliere. E’ vero anche che la Calabria è stata per anni una regione di forte emigrazione, da qualche anno invece è diventata una meta di immigrazione.
Gli immigrati sono sempre stati ben tollerati, anzi, ormai fanno parte della nostra società. Basti pensare ai lavori in agricoltura, nell’edilizia e alle tante badanti che ormai vivono nelle nostre case. Certo cosa diversa è chi viene non per lavorare ma per delinquere. C’è bisogno dell’accoglienza ma è necessario anche il rispetto della legge. Una cosa però non condividiamo in questa vicenda: la criminalizzazione e l’accusa di razzismo di un intera cittadinanza. Non è certamente facile convivere con circa duemila immigrati per lo più clandestini, eppure i rosarnesi l’hanno fatto per vent’anni. E’ facile per i giornalisti di fuori regione scendere a Rosarno per un paio d’ore, fare qualche intervista e dipingere i rosarnesi come intolleranti e razzisti.
Questo non è vero. Dovrebbero restare qualche mese in quella cittadina e capire come gli abitanti del posto hanno sì anche utilizzato queste braccia, ma sicuramente hanno dato anche tanta solidarietà. Chi è sul posto sa che non è stato facile convivere per venti anni. Anche in questo caso si cerca di addossare la responsabilità alla criminalità organizzata, vedremo, sarà la magistratura a stabilirlo. Nessuno nega che la mafia in Calabria esiste ed è forte. Va combattuta a tutti livelli e in particolare con l’aiuto dello Stato. Non accettiamo però che venga usata come alibi. Non si sviluppa il porto di Gioia Tauro, non si finisce di costruire l’autostrada, non si può realizzare il ponte sullo Stretto per la presenza della criminalità organizzata. I calabresi sono stanchi di essere considerati tutti mafiosi. Non neghiamo un problema, che è grave, combattiamolo tutti insieme ma non usiamolo come alibi. In conclusione, qualcuno lo ha già detto, su questa vicenda di Rosarno pensiamo di aver perso un po’ tutti.




