Di seguito la nota diffusa dalla FGCI
La manifestazione del 19 dicembre a Villa San Giovanni ha rappresentato con la precisione simbolica di un dipinto perfetto la condizione di ciò che avviene oggi nel nostro Paese ed in particolare nel Meridione. Una giornata di lotta pensata per riportare al centro dell’attenzione i veri problemi dei cittadini meridionali e respingere con forza l’idea della megaopera inutile ponte sullo stretto. Una piazza che chiede diritti contro le illusioni governative del panem et circenses berlusconiano, che chiede un’alternativa di sistema alla politica degli annunci, che chiede la realizzazione di servizi essenziali contro la presa in giro un opera che seppure mai verrà realizzata è già oggi fonte di enorme guadagno per l’economia mafiosa. Diritti contro il fumo negli occhi per una terra che oggi sembra affondare nel sottosviluppo e nell’abbandono.
Una contraddizione che si è rivelata assolutamente stringente anche nella cronostoria della manifestazione. La giornata che inizia con la difficoltà assurda per i manifestanti a raggiungere il concentramento di Villa San Giovanni. Le navi traghetto che partono a singhiozzo, l’Autostrada e la linea ferroviaria bloccate da maltempo ed incidenti. La giornata che si conclude con la tragedia, assurda, di una vita che si spezza perché le istituzioni non sono in grado di garantire l’incolumità di migliaia di persone in piazza per un futuro migliore. Manca l’ambulanza.. e Franco Nisticò, ex sindaco di Badolato e presidente del comitato per la messa in sicurezza della statale 106, ci ha lasciati tra le urla dei compagni increduli e l’impotenza delle forze dell’ordine.
Manca l’ambulanza. Manca l’essenziale. Mancano le strade, le autostrade, i mezzi pubblici, mancano degli ospedali efficienti, mancano le scuole, le università, manca il lavoro, mancano i servizi, manca uno stato forte contro lo strapotere delle mafie che
controllano capillarmente il territorio, manca la possibilità per ognuno di emanciparsi dal sottosviluppo e ricercare un percorso di crescita individuale e collettiva che riporti il meridione ad essere una terra normale. Una terra dove non si muore sdraiati a terra perché manca un’ambulanza. Una terra dove non bisogna fare i salti mortali per raggiungere il proprio posto di studio o di lavoro, dove il territorio diventa una risorsa da difendere e valorizzare e non una discarica da riempire.
In piazza a Villa c’era un dispiegamento di forze dell’ordine davvero imponente. La polizia locale, la polizia provinciale, la polizia municipale, la polizia di Stato, la polizia ecozoofila, i Carabinieri, la Guardia di Finanza e decine di uomini in borghese. In macchina, a piedi, sui camioncini, in elicottero e perfino in barca. Un vero e proprio esercito di gente che sembrava dovesse fronteggiare una guerra contro i pericolosissimi manifestanti noponte. Ma non c’era un ambulanza, e Franco non ce l’ha fatta. I cittadini ancora una volta lasciati soli di fronte alle difficoltà. E contro gli afflati di cambiamento e di emancipazione della Calabria onesta e democratica, una repressione con una regia precisa che piuttosto che soffocare i problemi, prova a soffocare i cittadini che li denunciano.
Quante altre tragedie dovrà subire questa gente. Quanti altri Franco dovranno morire in battaglia prima che realmente qualcosa possa cambiare. Vogliamo ricordarlo nella maniera migliore possibile, proseguendo la lotta, non fermandoci di fronte alle difficoltà, alle condizioni avverse che rendono la strada sempre più in salita, continuando la nostra opera di denuncia e costruzione.
Ci stringiamo attorno al dolore di suo figlio, Guerino, protagonista di tante lotte anche al fianco della Fgci, promettendo a lui e tutti i giovani di questa terra, che la lotta prosegue, e che l’ennesima terribile tragedia in questo meridione pieno di contraddizioni non sarà avvenuta invano.
Stefano Perri, Responsabile Nazionale Organizzazione FGCI




