Di seguito la nota diffusa dalla Cgil
La CGIL esprime grande preoccupazione ed indignazione per la gravissima ed intollerabile intimidazione perpetrata ai danni di sette operai nel cantiere del tratto di Scilla dell’A3.Si tratta dell’ennesima di una lunga serie di intimidazioni, ma si tratta anche di una escalation dell’azione criminale se si considera che, questa volta, sono stati aggrediti alcuni operai, costretti ad abbandonare il cantiere da due uomini incappucciati con le armi in pugno. Tra l’altro, non sfuggirà a nessuno una grave coincidenza: esattamente un anno fa, i primi di novembre dello scorso anno, sullo stesso tratto dell’A3, una quindicina di chilometri più avanti, un’altra grave intimidazione è stata perpetrata ai danni dei lavoratori. Come pure non sfuggirà a nessuno il fatto che la ditta presso la quale gli operai lavorano, ha cominciato i lavori da pochissimo tempo. E, ancora, che solo pochi giorni fa, colpi di arma da fuoco erano stati esplosi contro un cantiere a Vibo.
Se la situazione si è aggravata nonostante le azioni messe in campo lo scorso anno, questo significa che quanto è stato fatto non è sufficiente. Questa volta la condanna, la solidarietà, la denuncia da parte del sindacato e delle forze democratiche del territorio non può bastare. Occorrono il contrasto senza indugi della criminalità organizzata e la riconquista del territorio da parte dello Stato. La CGIL è certa che le forze dell’ordine e la magistratura lavoreranno per fare piena luce sulla grave intimidazione per assicurare al più presto alla giustizia responsabili e mandanti del vile gesto. Servono, però, maggiori investimenti nel settore della giustizia al fine di rafforzare fondamentali presidi di legalità e democrazia e per consentire allo Stato di riappropriarsi del territorio e di dare, anche simbolicamente, la sensazione di una presenza capillare a cominciare da presidi di forze dell’ordine che devono essere presenti e visibili in ogni cantiere. Occorre colpire direttamente le organizzazioni criminali e, insieme a loro, le zone grigie che l’alimentano.
E’ necessario riportare tranquillità e serenità ai lavoratori ed alle imprese, sapendo che su questo terreno occorre passare attraverso un impegno preciso: la certezza dei tempi e della realizzazione dei tratti di autostrada in cantiere. I responsabili dell’intimidazione sanno benissimo che con questo gesto provocheranno ulteriori ritardi e rallentamenti. E i ritardi e i rallentamenti non vanno, certamente, nella direzione dello sviluppo del nostro territorio.
Crediamo sia necessario richiedere al più presto al Prefetto di Reggio Calabria l’ennesimo incontro urgente per prospettare al Governo la drammaticità della situazione nel settore e nel territorio e per chiedere interventi immediati e visibili.
Come pure crediamo che sia necessario incontrare i lavoratori direttamente sul cantiere nel quale è stato consumato il grave atto intimidatorio.
Stiamo attivando, in queste ore, i contatti con CISL, UIL e Confindustria al fine di verificare la possibilità di intraprendere iniziative ed azioni congiunte per contrastare questo ennesimo, grave attacco al mondo del lavoro e dell’impresa.
Chiamiamo, inoltre, le Istituzioni tutte a costruire un vero e proprio cordone a difesa della legalità e della democrazia nel nostro territorio.
Sergio Genco (Segretario Generale CGIL Calabria)
Francesco Alì (Segretario Generale CGIL Metropolitana Reggio Calabria – Locri)
Pasquale Larosa (Segretario Generale CGIL Gioia Tauro)
Manuela Sainato (Segretario Generale FILLEA – CGIL Reggio Calabria – Locri)
Mina Papasidero (Segretario FILLEA – CGIL Gioia Tauro).




