Una regione sottoposta al rischio di frane e alluvioni: il 100 per cento dei comuni calabresi sono classificati a rischio idrogeologico dal ministero dell’Ambiente e dall’Unione delle Province
Italiane. L’85 per cento delle amministrazioni che hanno risposto alle interviste ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e nelle aree a rischio frana, il 45 per cento delle municipalita’ monitorate presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 61 per cento ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, con grave rischio non solo per l’incolumita’ dei lavoratori ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni in caso di alluvione. Ancora, nel 27 per cento dei casi presi in esame sono presenti in zone esposte a pericolo strutture sensibili, come scuole e ospedali e strutture ricettive turistiche, ad esempio alberghi o campeggi. Sono alcuni dei dati emersi dal check-up sottoposto ai comuni calabresi da Ecosistema Rischio 2009, l’indagine curata da Operazione Fiumi – la campagna di sensibilizzazione e prevenzione organizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile dedicata al rischio idrogeologico – presentata in conferenza stampa, a Vibo Valentia, da Giorgio Zampetti, coordinatore nazionale ufficio scientifico Legambiente, e Franco Sarago’, direttivo Legambiente Calabria, Osvaldo Giofre’, Circolo Legambiente Ricadi. Presenti, inoltre, Francesco Sammarco, Sindaco di Vibo Valentia, e Vincenzo Insarda’, assessore comunale all’Ambiente. I numeri del dossier Ecosistema Rischio 2009 delineano il quadro di un territorio estremamente fragile, dove sono 409 su 409 i comuni a rischio frane o alluvioni, e che puntano il dito contro uno sviluppo urbanistico e un uso del territorio e delle acque poco rispettosi delle limitazioni imposte dal delicato assetto idrogeologico e aggravati dal diffuso abusivismo edilizio.




