
Luigi De Magistris lascia ufficialmente e definitivamente la magistratura. Lo fa con una lunga ed accorata lettera inviata al Presidente Napolitano nella sua qualità di massimo esponente del Csm.
La lettera, inviata il 28 settembre scorso, è stata pubblicata da “Il fatto quotidiano” ed è, in realtà, un vero e proprio atto di accusa: non solo nei confronti di Napolitano (al quale De Magistris si rivolge dicendo, tra l’altro, “Signor Presidente, nella vicenda delle Procure di Salerno e Catanzaro lei ha sbagliato; ricordo bene il suo intervento dopo che furono eseguite le perquisizioni da parte dei magistrati di Salerno; rimasi amareggiato ma non sorpreso”), ma anche (o soprattutto) verso il sistema di potere calabrese.
Finalmente senza mezzi termini e senza i vincoli connessi a segreti di indagine De Magistris nella sua lunga missiva al Capo dello Stato ricorda come in Calabria “quanto realizzato sul piano investigativo è rimasto ignoto, in quanto la cappa esercitata anche dalla forza delle massonerie deviate impediva di farlo conoscere all’esterno. Il resto del Paese” – scrive Luigi De Magistris – “non doveva sapere. Si praticava la scomparsa dei fatti. Quando, però” – prosegue l’ex pm – “le vicende sono cominciate ad uscire dal territorio calabrese, l’azione di sabotaggio si è fatta ancora più violenta e repentina. Invece dello sbarco degli alleati c’è stato quello della borghesia mafiosa che soffoca la vita civile calabrese. L’azione dello Stato produceva risultati in termini di indagini, restituiva fiducia nelle Istituzioni” – scrive ancora l’europarlamentare di Idv – “svelava i legami tra mafia militare e colletti bianchi, smascherava il saccheggio di denaro pubblico perpetrato da politici collusi, (im)prenditori criminali e pezzi deviati delle Istituzioni a danno della stragrande mggioranza della popolazione, scoperchiava un mercato del lavoro piegato a interessi illeciti, squadernava il controllo del voto e, quindi, l’inquinamento e la confisca della democrazia. Sono cose” – chiosa De Magistris – “che non si possono far conoscere, signor Presidente”




