”La crisi finanziaria in Calabria e’ aggravata dalla stretta creditizia praticata dalla quasi totalita’ degli istituti di credito. In questo difficile momento migliaia di piccole imprese pagano il prezzo piu’ alto della loro stessa sopravvivenza.
Diviene ora piu’ che mai indispensabile l’intervento immediato degli organi di vigilanza e di controllo sulle banche. Non e’ piu’ tempo dei proclami”. L’allarme viene lancia dalla Confederazione Nazionale Artigiani (Cna) di Catanzaro.
”Bisogna intervenire con fermezza e decisione – afferma la Cna – per arginare i rischi di estromissione dolorosa dal mercato di centinaia e migliaia di piccole imprese, che rischiano di produrre effetti devastanti anche sul piano economico e sociale. Se gli istituti di credito non allenteranno la morsa, saremo costretti a presentare un articolato esposto denuncia all’autorita’ giudiziaria”.
”L’atteggiamento di chiusura del sistema bancario, in special modo degli ultimi mesi, nei confronti delle piccole imprese calabresi – dice la Cna – ci preoccupa tantissimo.
Difatti, la politica del razionamento del credito praticata dalla quasi totalita’ delle banche sta’ investendo le imprese sia sulle necessita’ di breve termine che su quelle di medio lungo termine con gravi ed evidenti ripercussioni sul fragile sistema economico e produttivo dell’intera regione”.
”Tutto cio’ trova conferma nei recenti dati forniti proprio dalla Banca d’Italia – afferma la Cna – che ha illustrato l’andamento del credito alle imprese nel contesto del quadro congiunturale in cui emerge chiaramente che la crescita dei prestiti bancari continua a decelerare e che i criteri per la concessione di finanziamenti alle imprese e alle famiglie registrano un inasprimento, che, ciononostante, stentera’ ad attenuarsi anche nel corso dei mesi futuri”.
”Il peggioramento delle relazioni tra il sistema economico e produttivo e gli istituti di credito nella nostra regione – secondo Cna – puo’ seriamente compromettere la tenuta economica e sociale della comunita’ calabrese, se viene meno la leva finanziaria ovvero se le banche non garantiscono i necessari flussi di credito alle aziende. Le banche, nella situazione di particolare sofferenza finanziaria delle imprese, derivante dalla crisi, devono consentire il riposizionamento dei crediti erogati nel passato per finanziare gli investimenti e il consolidamento e la ristrutturazione delle esposizioni a breve termine intese come tali anche quelle commerciali, previdenziali, fiscali ed erariali”.
”Non riusciamo a comprendere perche’ il sistema bancario, nonostante gli interventi legislativi a sostegno e le rassicurazioni governative sulla sua solidita’ e salubrita’ – sostiene la Cna – continua a valutare il merito creditizio delle imprese sulla scorta di un concetto di impresa meritevole che andrebbe invece reinterpretato e aggiornato rispetto al contesto attuale. Per queste ragioni auspichiamo l’intervento degli organi di vigilanza sulle banche e da quest’ultime, un atteggiamento piu’ responsabile affinche’ si proceda ad avviare un giusto confronto sulla tematica del credito, anche per approfondire ogni utile strategia che orienti gli Istituti bancari ad un atteggiamento di maggiore disponibilita’ nei confronti del sistema produttivo calabrese”.
ASCA




