”La firma sulla riforma dei contratti, senza la CGIL, e’ una decisione assolutamente sbagliata. Cosi’ come ci ricorda l’ex presidente della repubblica Azelio Ciampi, ”non si firma un atto cosi importante per la vita del Paese senza e contro la CGIL che rappresenta l’organizzazione sindacale piu’ grande e rappresentativa dei lavoratori italiani”. E’ una firma che divide volutamente il movimento sindacale, in un momento importante della vita del Paese e che ha come obiettivo politico, perseguito da una parte del governo, quello di tentare di isolare la CGIL. E’ un accordo che non affronta i veri problemi del mondo del lavoro, ma rischia invece di aggravarli, perche’ impoverisce i salari, peggiora le condizioni di vita di milioni di famiglie italiane, riduce i diritti”. Lo si legge in una nota della Cgil Calabria.”Il contratto nazionale, per come previsto dall’accordo, risulta impoverito in quanto non e’ in grado di garantire strutturalmente il recupero dell’ inflazione reale. Di fatto s’indeboliscono le politiche di difesa del potere d’acquisto delle retribuzioni – continua la nota – rispetto alla crescita dell’inflazione, che e’ determinata, e’ bene ricordarlo, in modo prevalente dal prezzo dell’energia e del petrolio, due voci che non rientreranno nel computo di calcolo per determinare l’effettiva inflazione europea, e questo comportera’ per i lavoratori una perdita secca annua di 300 euro”.”Lo stesso rafforzamento del salario attraverso la redistribuzione di quote di produttivita’, e’ assolutamente ipotetico e fuori luogo, nel momento in cui nel mezzogiorno e in Calabria l’85% delle aziende non praticano la contrattazione aziendale o di secondo livello ma solo quella nazionale. Nessuna azienda, in particolar modo in una situazione di crisi e di recessione, e’ disponibile a contrattare e a cedere quote di salario aggiuntivo.
Inoltre, altro che conservatori e moderni, non e’ considerata nessuna estensione della contrattazione di secondo livello, neppure in modo sperimentale, quale quella da noi richiesta unitariamente come la contrattazione di distretto, di sito o di filiera”.”E’ previsto, invece, il principio assolutamente negativo della derogabilita’ al CCNNLL, che significa dare la possibilita’ di distruggere il contratto nazionale – continua il comunicato – attraverso la manomissione dei minimi contrattuali, riducendoli.Per regioni come la Calabria questo potrebbe determinare il proliferare di una contrattazione al ribasso, con salari sempre piu’ poveri e piu’ ridotti da provincia a provincia tra azienda e azienda, determinando una vera e propria babele contrattuale ai danni dei lavoratori”.La Cgil, stamani, ha patrocinato un sit in di protesta davnti la sede dell’Associazione degli Industriali di Catnzaro.(ASCA)




