Non si placano le critiche da parte dei tanti forestali della Vallata del Torbido nei confronti della Regione Calabria dopo la messa in liquidazione della azienda Afor. Molto partecipata la riunione che si è svolta lunedì presso la sede della Flai Cisl di Marina di Gioiosa Jonica alla presenza del segretario Regionale Enzo Musolino, e Pino Neve responsabile di zona della Fai Cisl. Alla riunione erano presenti parecchi lavoratori forestali dei comuni di Mammola, Martone, San Giovanni di Gerace e Grotteria. Durante la riunione si e parlato e discusso della crisi che vive l’ex azienda Afor .Unanime è stata la disapprovazione da parte di tutti i lavoratori che si sentono traditi dalla Giunta Regionale incapace secondo i lavoratori di dare una svolta al momento molto difficile legato soprattutto all’incertezza del proprio futuro lavorativo. Pino Neve responsabile di zona della Fai Cisl ha subito affrontanto la questione dei forestali sostenendo.” Alla improvvisa utilizzazione dei pulmini la Cisl avrebbe preferito che i risparmi delle maggiori economie di questa operazione fosse destinata ai lavoratori, e non nelle tasche delle imprese del nord che come sempre scendono in Calabria rubano i soldi e tornano al nord, avverammo preferito che con il risparmio dei soldi del chilometraggio l’Afor creasse posti di lavoro per 1200 giovani stagionali per 102 giornate lavorative dando così la possibilità ai tanti senza lavoro di intraprendere una attività lavorativa. La Cisl aggiunge Pino Neve – assicura l’apertura di una inchieste parlamentare per conoscere e indicare ogni uso in proprio delle risorse pubbliche, confermato che la Cisl e contraria al passaggio dei lavoratori alle province, inoltre ribadisce che se non si troveranno subito i soldi per la tredicesima e mesi restanti si deciderà in tempo brevissimo allo stato di agitazione permanente”. Altra questione importante discussa nella riunione è stata quella di cui tutti i lavoratori della vallata del torbido chiedono ad alta voce di sapere dove sono finiti i soldi del Tfr pari a circa 150 milioni di euro che doveva essere accantonato in un fondo per essere poi corrisposto ai lavoratori che devono andare in pensione
Nicodemo Barillaro




