E’ iniziata oggi, nell’aula bunker di Catanzaro, davanti al gup distrettuale Adriana Pezzo, l’udienza preliminare per gli indagati dell’operazione ‘Nepetia’, del 20 dicembre 2007, diretta a sconvolgere il mondo criminale del Tirreno cosentino, in particolare della zona di Amantea, coinvolgendo fra gli altri il consigliere regionale Franco La Rupa. Il gup e’ chiamato a decidere della richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Dda di Catanzaro e dalla Procura di Paola a carico di 52 persone. Per 26 di loro e’ stata ipotizzata l’associazione mafiosa. L’udienza e’ stata dedicata alle eccezioni preliminari avanzate dalla difesa. In particolare, l’avvocato Ernesto D’Ippolito ha chiesto l’astensione del giudice Pezzo, sostenendo che non sarebbe intercorso un tempo sufficiente da quando il magistrato ha lasciato la Procura della Repubblica di Catanzaro a quando e’ passata a fare il giudice presso il Tribunale del capoluogo. Dell’avvocato Francesco Gambardella, poi, un’eccezione di incompetenza territoriale e funzionale del gup distrettuale di Catanzaro, in considerazione del fatto, ha sostenuto il penalista, che alcuni dei reati ipotizzati nell’inchiesta – relativi alla materia degli stupefacenti e degli appalti – sono stati inizialmente contestati dalla Procura di Paola, e precisamente dal sostituto procuratore Domenico Fiordalisi, ed ora compaiono nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Dda di Catanzaro senza una precedente formale trasmissione dall’Ufficio cosentino a quello distrettuale di Catanzaro. In base alla tesi dell’avvocato Gambardella, dunque, il procedimento dovrebbe spaccarsi, ed alcune delle contestazioni formulate dovrebbero essere radicate a Paola. Su tutto il gup si pronuncera’ alla prossima udienza del 14 ottobre , e solo allora si procedera’ oltre valutando, fra l’altro, le richieste di costituzione di parte civile avanzate dalla Regione Calabria, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dal Comune di Cetraro. L’operazione ‘Nepetia’, condotta dalla Guardia di finanza, scatto’ il 20 dicembre scorso con il fermo di 39 persone – altre 20 erano inoltre indagate -, ed il sequestro del porto di Amantea – dissequestrato a gennaio -, che secondo le ipotesi investigative, sarebbe stato il centro al centro dell’attivita’ criminale della cosca Gentile, cui sarebbe servito anche per nascondere esplosivo ed armi. Inizialmente solo indagato, per La Rupa (ex Udeur) l’arresto arrivo’ il 19 marzo scorso, con l’accusa di voto di scambio; giorno 27 la scarcerazione da parte del tribunale della liberta’. Il primo agosto scorso, infine, il Consiglio dei ministri ha deciso lo scioglimento del Consiglio comunale di Amantea. Fra i nomi di maggior rilievo coinvolti nell’inchiesta, oltre a quello del consigliere regionale, compaiono quelli dei presunti boss della ‘ndrangheta Tommaso Gentile, che secondo le risultanze dell’indagine stava all’epoca preparando la fuga in Sudamerica, e Franco Muto, oltre a quelli di diversi imprenditori locali. Per uno degli arrestati del dicembre scorso, Giuliano Serpa, ora collaboratore di giustizia, e’ scattato il programma di protezione testimoni. Fra gli indagati oltre al presunto boss di Amantea Gentile e a tutti quelli ritenuti esponenti di primo piano del clan (Gianni Pantera, Guido e Massimo Africano, Pasqualino Besaldo), l’ex assessore di Amantea Tommaso Signorelli, il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Concetta Schettini, l’amministratore delegato dell’Appennino paolano spa, Carlo Sama’, il sovrintendete dell’Arma dei carabinieri Armando Mendicino e l’appuntato della Gdf Domenico De Luca. Gli inquirenti a vario titolo contestano: associazione mafiosa; concorso esterno in associazione mafiosa; spaccio di droga; usura aggravata; estorsione aggravata; detenzione illegale di armi e munizioni; riciclaggio e voto di scambio. (AGI)




