Da quest’anno, con lettera del Ministero della Cultura e del Turismo, la Direzione scientifica della Missione archeologica italiana di Kyme e’ stata affidata al prof. Antonio La Marca, del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Universita’ della Calabria, che puo’ vantare cosi’ uno scavo di prestigio all’estero, al fine di continuare a riscrivere la storia di questa importante citta’, capitale dell’Eolide.
La Missione si avvale della collaborazione di studiosi e tecnici dell’Universita’ della Calabria (Antonio Zumbo, Maurizio Paoletti, Stefania Mancuso, Gino Crisci, Anna Maria De Francesco) e di altre Universita’ italiane con unita’ operative (Universita’ di Catania, Milano, Napoli ”Federico II”, Soprintendenza del mare della Sicilia) o di volta in volta di esperti e tecnici per singoli settori provenienti da Universita’ e Musei italiani e turchi (Museo archeologico di Izmir, Universita’ di Ankara e di Izmir, Centro di Restauro dell’Universita’ di Ankara). ”Dopo oltre 25 anni di scavi – ha dichiarato il prof. Antonio La Marca – possiamo dire che la Missione e’ riuscita a far classificare quello di Kyme come ”grande scavo”, dando alla Scienza un quadro ormai leggibile dello sviluppo della citta’, attiva, senza soluzione di continuita’, dalla fondazione al tardo Medioevo, con fasi piu’ o meno fortunate, tra cui splendide quella iniziale e quella ellenistica”.”Tra le tante esplorazioni archeologiche in tutto il bacino del Mediterraneo, una delle piu’ affascinanti e’ senza dubbio quella che sta portando alla luce i resti dell’antica citta’ di Kyme(1150 a.C.) eolica, sulla costa occidentale dell’Asia Minore (attuale Turchia), nel golfo di Candarli. Qui, sulla riva del mare Egeo, a circa meta’ strada tra Izmir e Pergamo, precisamente a sei km a Sud della moderna cittadina di Allaga – ha concluso il prof. La Marca – giacciono le rovine di questa grande citta’, che nelle acque antistanti cela anche i resti di un grande porto: e’ ancora visibile un possente molo conservato assai bene a pochi centimetri sotto la superficie del mare”. (Asca)




