
Sulle idee risorgimentali di Gioberti e Cattaneo, che non ebbero successo, prevalse l’idea – postbellica – di regionalismo “sturziano”. Una proposta “straordinaria per l’epoca poi replicata in qualche misura in Francia e Sud America.” Da quella idea è nato, nel ’48 un “regionalismo imperfetto” Tale imperfezione consiste nell’assenza di un fondamento ontologico nella divisione territoriale. Le “calabrie”, infatti, non sono la Calabria. Stessa cosa vale per le “puglie” o gli “abruzzi”.
E’ chiara e particolarmente apprezzata dalla folta platea che ha riempito la sala convegni dell’Hotel Città del Sole, a Stilo, la dissertazione del Prof. Antonino Spadaro, ordinario di Diritto Costituzionale della Facoltà di Giurisprudenza di Reggio Calabria nell’ambio del dibattito di apertura della manifestazione “Prepare for Change – dibattito sulle prospettive economiche e sociali del federalismo in Calabria”, organizzato dall’Assessore Regionale al Bilancio, Demetrio Naccari Carlizzi che ha visto la partecipazione di numerosi personaggi provenienti dal mondo delle università, della politica e della c.d. società civile.
“Proprio l’esistenza della Calabria Ultra e della Calabria Citra rappresentano l’esistenza di un fondamento socio-culturale prima che economico.”
Nel grande dibattito in corso sul federalismo nessuno nota che “la Padania, culturalmente, non esiste. Esiste invece un Veneto. Oltre che dal punto di vista culturale anche giuridico. Esistono leggi venere, una lingua veneta, uno Stato veneto.” Il concetto di Padania – secondo Spadaro – ha basi esclusivamente economiche, di mercato.
“E’ chiaro che possiamo ripensare il regionalismo. Ontologicamente il Molise non esiste. Le regioni così come sono oggi appaiono componimenti statistici e discutibili. A ciò si aggiunge che le regioni hanno avuto una lentissima attuazione. Nascono formalmente nel 1970, ma è solo negli anni ’80 e ’90 che prendono concretamente forma. Il vero regionalismo lo abbiamo con la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001.”
Le valutazioni di Spadaro, che ha ripercorso la storia delle più significative esperienze di tipo federalista del mondo evidenziando le differenze tra un federalismo di tipo associativo (modello Statunitense) e di tipo dissociativo (Canada, Cecoslovacchia, Belgio), hanno affrontato la “crisi dello stato nazionale” in epoca nella quale “perdono potere gli enti centrali per cederlo ad enti sotto ordinati (gli enti locali) oppure enti sovranazionali (l’Unione Europea)” sono possibili “esplosioni di nazionalismo”.
Il prof. Antonino Spadaro conclude il proprio intervento con l’esplicazione delle tre caratteristiche di un federalismo che possa realmente funzionare senza penalizzare le regioni più povere o quelle che, oggettivamente, oggi non sarebbero in grado di correre con le proprie gambe.
“A fronte della impossibilità di trasformare le attuali regioni, che sono enti derivati ed autonomi, in stati, che invece sono enti originari e sovrani, si concreta la prospettiva di un “criptofederalismo” o “neoregionalismo” basato su tre punti fondamentali: il primo rappresentato dal necessario fondamento sul concetto di Stato, Regione, ed Enti Locali; il secondo rappresentato dalla “Triplice sussidiarietà” che deve essere di tipo verticale (quello che può fare l’ente di rango inferiore non lo faccia l’ente superiore), di tipo orizzontale (quello che può fare il privato non lo faccia il pubblico) e di tipo “bidirezionale rovesciato” (all’occorrenza il pubblico aiuterà il privato, l’ente sovraordinato quello sottoposto); terzo punto la solidarietà che non significa assistenza: ci date la canna da pesca, ma con il manuale di istruzioni.”
Antonino Monteleone




