
di Giusva Branca- Il federalismo si avvicina. E, in qualche modo, a qualcuno fa paura.
Fa paura – soprattutto a sinistra – nelle modalità di applicazione.
L’assessore regionale al bilancio, Demetrio Naccari, non ha dubbi: “Si sta giocando una partita delicatissima e non credo che si sia partiti col piede giusto.
Premesso che la prima bozza di provvedimento è talmente generica da poter comprendere tutto ed il contrario di tutto, dobbiamo intenderci su alcuni punti-base dai quali dipende la stessa sopravvivenza degli Enti locali”
I Comuni pare che, nella seconda bozza Calderoli siano stati oggetto di maggiore attenzione tramite l’ipotesi di storno di una tassa unica, cumulativa, relativa agli immobili
“Beh, dobbiamo intenderci su un paio di punti: il primo, irrinunciabile, consiste nella perequazione verticale, piuttosto che orizzontale. Una forma di storno, cioè, che passi dallo Stato e non avvenga direttamente tra le Regioni. Ma un altro punto che rischia di essere amaramente decisivo riguarda il ruolo dei Comuni, che solo ora l’Anci sta cercando di fare risaltare”
Ma si tratta solo di un “pennacchio”?
“Assolutamente no, altro che pennacchio! Il problema è serissimo, visto che le forme perequative riguardano solo i servizi essenziali, quelli irrinunciabili del cittadino. Per tutto il resto, dalle infrastrutture agli altri servizi, i Comuni dovranno fare di necessità virtù con le entrate proprie. E, vista la peculiarità tipica delle attività comunali, si tratta della quasi totalità degli interventi a rischiare di restare scoperta. Da uno studio della CGIA di Mestre emerge che il federalismo così come è proposto sarebbe la causa del disastro finanziario di moltissimi Comuni del Sud. Ad esempio Reggio Calabria, allo stato attuale, sarebbe in condizione di coprire autonomamente il 52,9% della spesa, Enna addirittura il 25%, a fronte di Pisa che si attesta al 99,4% e di Biella che, addirittura, stampa un 102%”
E la fiscalità di vantaggio per le Regioni del Sud non potrebbe essere una chiave di volta?
“Beh, la fiscalità di vantaggio non è certo una prerogativa della bozza di federalismo fiscale, visto che discende – e dovrà eventualmente essere approvata – dall’Unione Europea, ma riguarda la produzione, le imprese. E i servizi al territorio?”




