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    Caso Montilla, primari: “Medici sono anello debole”

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    ’’Disapproviamo i colpi di scure che puniscono l’anello debole di una catena, nella figura di medici che sovente sono gli unici a reggere il disservizio ormai cronicizzato’’.
    E’ quanto afferma Saverio Palermo, presidente provinciale dell’Associazione nazionale primari ospedalieri (Anpo) di Catanzaro,

    in merito alla vicenda del pensionato lametino ricoverato ad Andria dopo il rifiuto da parte di 11 ospedali del Sud. ’’Riteniamo che sia ridondante – sostiene Palermo – ogni azione nel merito decisa, frutto in gran parte dell’effetto mediatico che pare oggi unico modo di dialogare con le istituzioni e soprattutto l’unica cosa cui essi siano sensibili e condizionati.

    E’ comunque ennesimo campanello d’allarme di una malasanita’ da intendersi non come cattiva assistenza, ma piuttosto come cattiva gestione dei processi ad essa sovrintesa, frutto dell’incapacita’ della politica a gestire il suo ruolo di programmazione piuttosto che dilettarsi in alchimie per il condizionamento di scelte tecniche’’.

    A parere di Palermo ’’lo stesso Assessore alla Sanita’ e’ paradossalmente vittima di quel sistema denunciato dalla commissione Serra, incapace a ridistribuire con equita’ e secondo necessita’ le risorse. Tutto viene deciso dall’alto, senza tenere conto delle reali necessita’ dell’assistenza, senza tenere conto dei Centri da privilegiare in base ad obbiettivi parametri quali carico di lavoro,complessita’ delle prestazioni, bacino d’utenza.

    Gli stessi direttori generali non hanno alcuna capacita’ di seria gestione, pronti chinarsi a quanto viene loro imposto da logiche centralistiche che nulla hanno anche fare con l’oculata amministrazione della sanita’’’.

    ’’Sarebbe da augurarsi – sostiene ancora il presidente provinciale dell’Anpo – che gli stessi medici si facessero carico delle loro responsabilita’ e delle loro attribuzioni specialistiche per denunciare con i loro atti le innumerevoli disfunzioni, senza proteggere e avallare con il loro sacrificio professionale eventi di cui sono spesso vittime piuttosto che artefici; questo nell’interesse principale dei malati, rifiutandosi, laddove le condizioni di sicurezza ed efficienza non fossero salvaguardate, di sopperire alle carenze di cui essi non sono responsabili’’.

    ’’Se tutto questo non verra’ recepito e accettato – sostiene ancora Palermo – se non si lavorera’ in tale direzione, ogni azione e’ destinata a fallire e ci si ritrovera’ ancora a rincorrere gli inevitabili errori che la nostra rete assistenziale non potra’ in alcun modo evitare’’. (ANSA).