Il ministro della Giustizia valuti attentatamente il proprio concerto alla proposta del Csm di nominare Antonio Franco Cassata procuratore generale della Corte d’Appello di Messina. E l’invito arriva da Antonio di Pietro. Nei giorni dello scontro violento tra la maggioranza e il Csm stesso, si assiste dunque ad una sorta di inversione dei ruoli. Non a caso il leader dell’Idv esordisce ricordando di avere "sempre difeso la magistratura", e tuttavia osserva che "chi deve dare questi incarichi deve prendere atto non solo dei fatti soggettivi che riguardano la persona ma anche dell’ambiente e della eventuale incompatibilità o inopportunità della nomina". E a questo fine, Di Pietro fornisce una "fotografia di chi è Cassata", affinchè il ministro della Giustizia valuti "se dare o meno il concerto alla nomina a Pg di Messina". Innanzitutto, "chi è Franco Cassata: è dall’89 che è a Messina, pubblico ministero presso la procura generale. E’ stato già per molto tempo presidente del circolo culturale Corda Fratres a Barcellona Pozzo di Gotto, ben frequentato: da esponenti della massoneria, della realtà che conta nel luogo, e anche da Giuseppe Gullotti, che non è un personaggio qualsiasi ma un boss incontrastato della mafia barcellonese mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano del 1993". Nello stesso circolo "c’era anche Rosario Cattati, lo ricordo anch’io nelle mie indagini, indagato come mandante occulto delle stragi di Capaci e via D’Amelia e nel 2000 destinatario della misura antimafia dell’obbligo di soggiorno". Ancora: Cassata "gestisce anche il museo etnoantropologico di Barcellona, con finanziamenti di Regione Provincia e Comune, enti che operano nel territorio dell’ufficio giudiziario". Di Pietro riferisce di molti altri episodi che coinvolgono Cassata e conclude: "Non accusiamo nessuno, ma sottolineiamo la situazione ambientale e invitiamo a riflettere sull’opportunità che in una situazione così delicata può essere assegnato questo ruolo a questa persona". Di Pietro chiede anche un’ispezione del ministero negli uffici messinesi. La risposta del governo è affidata al sottosegretario alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati, che elenca sentenze e pronunce con cui il magistrato Cassata è stato prosciolto dalle accuse. Dunque "non possono esserci margini per una valutazione disciplinare per circostanze risultate prive di fondamento. Lo sviluppo delle fotografie di Di Pietro non definisce lo stesso quadro di eventi". Casellati sottolinea anche che il Csm ha messo in evidenza le "capacità organizzative e gestionali del magistrato", ribadendo che "non vi sono i presupposti" per un’ispezione del ministero a Messina. (Apcom)




