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Ciarletta. "Sospensione processi penali contro donne e bambini"

5 Luglio 2008
in CITTA
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo
Anche Il Decreto cd. “blocca processi”, che verrà discusso alla Camera a partire da martedì 8 luglio, può essere letto in un’ottica di genere, come qualsiasi altro intervento di azione politica e legislativa del Governo o di altro Ente Pubblico.

Ad esempio i può leggere, secondo la prospettiva dell’impatto che l’azione può avere su uomini e donne, il bilancio di una Regione, un bando pubblico di assunzione, e anche (anzi soprattutto!) una legge o futura legge, per capire gli effetti che questo provvedimento potrà avere su alcune fasce sociali come le donne e i bambini.

Purtroppo il meccanismo previsto dal “decreto sicurezza” per sospendere i processi penali, riguarda reati come maltrattamenti in famiglia, molestie, violenza privata, stupro e violenza sessuale, che ha determinato la scesa in campo di associazioni femminili, gruppi e coordinamenti di donne contro la travagliatissima norma “blocca processi”.Com’è noto, il Senato ha approvato il decreto che tra qualche giorno sarà in discussione alla Camera dei Deputati, e per quella occasione i movimenti femminili stanno organizzando manifestazioni e sit-in.Praticamente, il decreto, prevedendo la sospensione dei processi per reati puniti con pene inferiori a 10 anni di reclusione, travolge anche reati gravi contro le donne e l’infanzia, indebolendo proprio quei soggetti che invece dovrebbero essere maggiormente protetti dal sistema giudiziario.

La riflessione va fatta anche alla luce del dato statistico in base al quale tutti questi reati hanno registrato nel corso degli ultimi anni un aumento costante e un numero impressionante di vittime (basti pensare che la violenza è una tra le prime cause di morte delle donne in Italia), contro il quale da tempo associazioni femminili e organismi di parità chiedono interventi legislativi importanti e una maggiore diffusione della cultura del rispetto nella formazione scolastica.

Il decreto, così come proposto,  intacca i principi di uguaglianza e giustizia su cui si regge tutta l’impalcatura della nostra Costituzione, affievolendo il diritto alla giustizia di donne, bambini, anziani, e indebolendo, di conseguenza, le fasce deboli della società civile.

Il venir meno della sicurezza e certezza della pena, che rappresentano punti nodali del sistema giudiziario penale italiano, potrebbero provocare una degenerazione del fenomeno della violenza, dettato dal convincimento del delinquente che, comunque, la farà franca.

Infatti, dal momento che la legge prevede, dopo la sospensione, che il dibattimento venga riavviato con lo stesso collegio, pena l’azzeramento di tutto, è probabile che molti dei processi per gli stupri commessi prima del 30 giugno 2002 finiscano con un nulla di fatto. Inoltre, fra i reati per cui è prevista la precedenza assoluta nella celebrazione dei processi non rientra la violenza sessuale non di gruppo. A questo si deve aggiungere anche la cancellazione dei 20 milioni del piano antiviolenza istituito dal governo Prodi e abrogato dal governo Berlusconi.

Da questa breve lettura di genere del Decreto “Sicurezza” emerge una prospettiva inquietante, dove si vedono aggrediti i più indifesi, cioè le donne e i bambini, e allora non ci si può non unire al coro di chi chiede l’eliminazione della norma “blocca processi” e scendere in piazza ancora una volta per difendere i diritti delle donne, continuamente ostaggio di una politica cinica e disattenta, che è pronta a calpestare molti per salvare pochi.

Stella CiarlettaConsigliera Regionale di Parità

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