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    Amnesty: giornata mondiale per i diritti del rifugiato

    GIORNATA MONDIALE PER I DIRITTI DEL RIFUGIATO La giornata internazionale per i diritti del rifugiato, quest’anno ricorre in un momento di grande tensione sui temi dei diritti dei cittadini stranieri che fanno ingresso nel nostro paese e in altri paesi europei. Le innumerevoli restrizioni che, in nome della sicurezza dopo i fatti dell’11 settembre 2001, hanno inasprito le legislazioni nazionali, adesso trovano preoccupanti e allarmanti riscontri in un’ondata di xenofobia che sta attraversando il paese e l’Europa tutta. A dimostrarlo i contenuti altamente restrittivi del pacchetto di Sicurezza adesso al vaglio del Parlamento e la direttiva approvata qualche giorno fa dal Parlamento Europeo sui rimpatri. Il pacchetto per la Sicurezza attualmente consta, infatti, dell’introduzione della misura dell’accompagnamento alla frontiera come sempre immediatamente effettiva e dell’allungamento, da 60 giorni a 18 mesi, dei tempi di durata del trattenimento presso i cpt (adesso CEI – centri di espulsione e identificazione per cui si sta programmando un’implementazione a quelli già esistenti), del cittadino straniero irregolare che presenti problemi di identificazione. Si discute inoltre della introduzione delle figura del reato di immigrazione clandestina (in contrasto con gli standard internazionali) con una pena compresa tra i sei mesi e i quattro anni e di una circostanza aggravante di reato rappresentata dal solo fatto di essere cittadino straniero irregolare. Tutto ciò ha in sé un potenziale razzistico e xenofobo dai caratteri allarmanti che necessariamente travolgerà anche i richiedenti asilo, in fuga per la sopravvivenza e da sempre erroneamente assimilati ai cittadini immigrati in cerca di migliori condizioni di vita. Ad aggravare la situazione del diritto di asilo nel nostro paese anche i tre decreti legislativi compresi nella proposta che introdurrebbero più aspre procedure per il riconoscimento dello status e per i ricongiungimenti familiari.

    Rimane, dunque, preoccupante la situazione dei migranti in Italia, nonostante il compimento di qualche passo avanti con riferimento al trattenimento dei minori stranieri e con la pubblicazione dei dati, disaggregati per età e per genere, relativi agli arrivi di cittadini stranieri dal 2006. Numerose perplessità restano ancora e adesso si amplificano con questo pacchetto Sicurezza che, come sottolineato in occasione della presentazione del rapporto annuale di Amnesty International, mirerebbe a stigmatizzare gruppi minoritari di persone, in particolare rom e migranti irregolari. Tra  questi, spesse volte vi sono richiedenti asilo politico sprovvisti di documenti ma che avrebbero diritto ad una valutazione singola e all’accesso alla procedura di riconoscimento dello status di rifugiato. Lo stato di emergenza, che ormai sempre circonda le questioni più delicate da trattare, rischia di divenire strumento di generalizzazione e di disattenzione verso quelle situazioni soggettive che invece sono internazionalmente meritevoli di specifica tutela, come quelle dei richiedenti asilo politico. Si tratta di coloro che, fuggendo da situazioni di guerra, persecuzioni e violenze, hanno diritto a chiedere protezione e ad ottenerla, in ragione dell’enunciazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, della nostra Costituzione e della Convenzione di Ginevra sullo status di Rifugiato che l’Italia ha sottoscritto nel 1970.

    La nuova prospettiva legislativa continua a non predisporre un’organica legge sul diritto di asilo, in cui vi sia l’effetto sospensivo del ricorso avverso il diniego della richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato, e propone, invece, regole ancora più restrittive, specie in materia di ricongiungimenti familiari. Inoltre, continuano a giungere segnali di chiusura anche dall’Europa. Molto preoccupante, infatti, la recentissima approvazione, aspramente criticata da Amnesty, della direttiva sui rimpatri che fornirebbe ampi margini per un indebolimento degli standard internazionali. Essa infatti, prevede la possibilità di trattenere fino a 18 mesi soggetti stranieri, minori compresi purchè ciò sia inevitabile e per il minor tempo possibile. I profili problematici sono complessi e tra questi quello delle detenzioni amministrative sottratte al controllo della magistratura e il divieto di ingresso in UE dopo il rimpatrio. Il rischio è serio, poiché potrebbero abbassarsi gli standard internazionali di tutela dei rifugiati e dei migranti in generale. Ciò potrebbe non rivelarsi una tendenza finalizzata alla sola esigenza del momento, ma potrebbe tradursi in un segno in negativo permanente che l’Europa, e l’Italia, anteporrebbero alle garanzie di libertà degli individui nel loro territorio.

      

    Reggio Calabria, 20 giugno 2008