Riceviamo e pubblichiamo:
E’ nato Nesci Suli, il giornale dell’Associazione Culturale LiberaMENTE di Riace, nonché primo giornale nella storia del paese. L’estate scorsa, per inaugurare la sede della nostra associazione culturale LiberaMENTE, abbiamo ospitato la mostra i “fantasmi del Mare” di Enzo Niutta ed altri amici. Volevamo così manifestare la nostra attenzione verso il fenomeno dell’immigrazione che, per il modo come si realizza, colpisce la nostra sensibilità e ci costringe a riflettere sulla sofferenza di intere popolazioni le quali, vivendo lontano dai luoghi del benessere, in ogni modo cercano di avvicinarsi per trovare migliori condizioni di vita.Esse fuggono dalla fame, dalla miseria, dalle persecuzioni, dalla mancanza di libertà, dalla guerra. Partono attratti da paesi come il nostro da cui giungono loro immagini o racconti di ricchezza, lavoro ed altri tipi di opportunità anche se, alcune volte, questi fattori vengono distorti e gli immigrati trovano, purtroppo, una realtà molto diversa da quella che avevano immaginato. Molti visitatori della mostra, per la maggior parte turisti estivi che venivano dal nord, quando li abbiamo guidati alla visione dei quadri, delle fotografie, dei film accompagnati dalle musiche originali dei nostri amici artisti, hanno riconosciuto a noi meridionali una sensibilità particolare verso i problemi degli immigrati e la capacità di condividere, metabolizzare e quindi rendere anche a loro contattabile e condivisibile la sofferenza di queste popolazioni. Ci hanno, soprattutto, impressionati le condizioni del viaggio, così come erano raccontate dalle fotografie e dai quadri, perché riaprivano antiche ferite non ancora completamente rimarginate di cui portiamo ancora i segni. Ci facevano pensare alle storie narrate dai nonni, tramandate oralmente come i miti e offrivano concretezza e forma a quelle che erano state, fino a quel momento, sensazioni vaghe e confuse. Ognuno di noi ha visto la nave del proprio nonno nel suo primo viaggio in America o in Australia, all’inizio del secolo scorso. Abbiamo qui un elenco di cittadini (A.I.R.E.) che ci ha donato il Comune di Riace in cui risultano 478 nomi di persone che volontariamente si sono iscritte. Pensiamo che ce ne siano almeno altrettanto non iscritte e che, sommate agli emigrati interni che sono molti di più, producono un numero che è superiore senz’ altro a quello degli abitanti attuali di Riace. Questo per dire che il fenomeno della emigrazione ha dimezzato la popolazione del nostro paese. Le fotografie e i quadri, i racconti dei nostri nonni, che sono la testimonianza di viaggi comunque voluti, indotti dalla speranza di trovare migliori condizioni di vita, ci hanno riportato la memoria di altri viaggi, coatti, meglio definibili deportazioni di massa che le popolazioni del sud hanno subito nel decennio successivo a quell’evento che alcuni chiamano Unità d’ Italia, e altri, più realisticamente, conquista del Regno delle Due Sicilie da parte del Re di Savoia Vittorio Emanuele. I Piemontesi, dopo il 1860, misero a disposizione dei latifondisti del sud, più di 100 mila militari per sedare la rivolta dei contadini ai quali le promesse mai mantenute di Garibaldi, avevano riacceso la speranza. Questi contadini, insieme a preti, patrioti resistenti, denominati tutti genericamente Briganti, furono sommariamente giustiziati molto spesso insieme alle loro famiglie. Molti altri, una volta piene le carceri del Sud, furono deportati nelle fortezze militari del Piemonte. Venivano imbarcati a bordo di navi riempite fino all’inverosimile che attraccavano al porto di Genova e poi, a piedi, scalzi e seminudi, venivano spinti sulla neve per chilometri fino al carcere. Testimoni narrarono, in seguito, di avere assistito a comportamenti crudeli dei carcerieri. Alla fortezza di Fenestrelle furono smontate le finestre e buona parte dei prigionieri morì in brevissimo tempo per il freddo, altri di fame e di sete, altri ancora si suicidarono. E’ per tutti questi motivi che noi riusciamo a condividere la sofferenza degli emigranti e la sappiamo tradurre in termini comprensibili anche ai settentrionali. Siamo come un ponte fra sud e nord del mondo su cui questa sofferenza viaggia e si trasmette.Da questa funzione suggestiva di metabolizzatori della sofferenza dei migranti e di ponte, che noi ci attribuiamo, parte la voglia di pensare ad un progetto di giornale, scritto da noi dell’ Associazione Culturale LiberaMENTE, dagli immigrati nel nostro paese e dai nostri emigrati in Italia e all’ estero.Ed eccolo “Nesci Suli”, potete leggerlo andando sulla home page del nostro sito: www.liberamenteriace.it e cliccando su GIORNALE. Lo abbiamo già diffuso a Riace e nei paesi della zona e mandato via internet a nostri referenti all’estero e in Italia , là dove sono più numerose le nostre comunità. Cosimo Spanò




