Tredici colpi di fucile esplosi in un appartamento nel cuore della notte. E nessuno ha sentito. Questo l'incredibile scenario in cui si e' svolto a Monza, in un'abitazione al primo piano di via Pellegrini, nel popolare quartiere Cantalupo, un nuovo fatto di sangue ambientato tra le mura domestiche. Mario Corapi, operaio della Falk in pensione, 68 anni, ieri poco dopo le 23 ha ucciso la moglie, Elena Tropea, 64 anni, casalinga, con tre colpi d fucile. Uno dei tre fucili che l'uomo deteneva legalmente, essendo un appassionato cacciatore, anche se da alcuni anni, pur rinnovando regolarmente licenza e porto d'armi, non si recava piu' a caccia di selvaggina. A scatenare la rabbia omicida dell'uomo i contrasti con la moglie sul progetto coltivato da tempo di tornare in Calabria di dove entrambi erano originari. Lui di Soverato, lei di San Sostene, in provincia di Catanzaro. Mario non ne poteva piu' del Nord e di Monza, del freddo, di quei casermoni ormai fatiscenti, edilizia popolare costruita negli anni '50 per ospitare l'ondata migratoria dal Sud che alimentava di braccia la Brianza del boom economico. Da tempo i coniugi avevano deciso di tornare alla casa che possedevano in Calabria, tanto che avevano gia' spedito parte dei mobili e perfino dei vestiti. Poi Elena ci aveva ripensato: voleva restare vicino ai figli, Gregorio, 42 anni, sposato e padre di due bambini e Barbara, 32enne, separata con una figlia. Ma il dietro front aveva mandato su tutte le furie Mario, che gia' aveva un carattere definito forte e qualche problema con l'alcol di cui abusava. Da settimane in casa erano litigi continui tanto che la figlia,che prima abitava con i genitori, da domenica era andata a vivere con la bambina in una nuova casa casa che aveva affittato a Oreno, vicino a Vimercate. Ieri pero' la vittima aveva comunicato al marito la sua decisione: andare in Calabriaa riprendere i vestiti invernali gia' spediti, perche' qui fa freddo. E questo ha scatenato la follia dell'uomo che ha preso due fucili e munizioni e ha cominciato a sparare. La donna forse ha cercato di fuggire. Un colpo l'ha colpita al gluteo, un altro al collo e uno al basso ventre. I carabinieri hanno trovato il cadavere in un lago di sangue e l'omicida sdraiato sul letto ferito da almeno due colpi, di cui uno all'addome, ma ancora vivo, tanto che ha chiesto dell'acqua. I militari, accorsi perche' i vicini si erano insospettiti per le tapparelle dell'appartamento ancora abbassate alle 9 del mattino, hanno chiamato l'ambulanza che ha trasportato il ferito all'Ospedale San Gerardo dove e' stato portato in sala operatoria per una difficile operazione. Sul pavimento 13 bossoli esplosi di fucile. E non si capisce come quell'inferno di fuoco sia sfuggito all'attenzione dei vicini. In un mese e' il terzo fatto di sangue maturato tra le mura domestiche a Monza. (ANSA).




