Finita dopo dieci anni la latitanza del boss Giuseppe D’Agostino. Un pranzo luculliano a base di pesce freschissimo e fiumi di champagne in un casolare anonimo delle campagne di Rizziconi, la cornice di quello che doveva essere il personalissimo summit organizzato dal superlatitante.
Nella lista dei trenta più ricercati dal 1996.
Pesantissime le accuse a suo carico: omicidio, associazione mafiosa, traffico di droga e di armi, rapina. Solo pochi mesi fa il verdetto della Cassazione faceva pendere sulla sua testa una condanna definitiva a trenta anni di carcere.
Un nome noto in Calabria ma non solo. D’Agostino infatti era anche nell’elenco dei ricercati eccellenti dalla Procura di Padova. Accusato dell’omicidio di Michele Messina, avvenuto a Carmignano nel maggio del 1991. Le indagini dell’epoca avevano accertato che a eseguire la sentenza di morte era stato un gruppo di fuoco proveniente dalla Calabria.
Oltre a D’Agostino, allora 24enne e non ancora personaggio di spicco della mala calabrese, c’era Gregorio Bellocco, divenuto subito dopo il capocosca di Rosarno e assicurato alla giustizia alla fine del 2005. Un omicidio quello in Veneto pianificato per avere il controllo su Padova e le province vicine dopo che il cerchio della giustizia si era stretto sul boss Felice Maniero e la famigerata mafia del Brenta. Con l’esclusione di “faccia d’angelo” Messina aveva infatti cercato di sostituirsi in qualche modo nella gestione delle attività illecite di Maniero e company.
Fino a ieri D’Agostino, aveva mantenuto alto il nome della lista dei “desaparecidos” della giustizia italiana, sfuggendo di continuo alla cattura.
Poi nel pomeriggio, alle 14:30, il blitz dei carabinieri del Ros.
Quel sorridente tavolo di piccoli capi e picciotti, improvvisamente si è trasformato nell’unico posto da cui tentare la fuga ad ogni costo. Ma una volta circondato il casolare, gli uomini del reparto speciale dell’Arma hanno fatto irruzione al suo interno senza dargli il tempo di dileguarsi ancora una volta.
Un fuggi fuggi generale nel panico più totale. Cinque o sei le persone che alla fine riusciranno a scappare alla cattura.
Ma il “pesce grosso”, Giuseppe D’Agostino 40, anni, entra e resta nella rete.
Assieme a lui: Giuseppe e Francesco Zangari, rispettivamente di 40 e 69 anni di Polistena. Rocco Luccisano di 49anni originario di Rizziconi e Angelo Monteleone di 33anni di Mileto. La loro posizione è ora al vaglio degli inquirenti.




