Ottimismo. È questa l’aria che si respira negli ambienti investigativi dopo gli arresti di questa settimana dei presunti esecutori materiali del delitto Fortugno. Non è pensabile raggiungere dei risultati nell’immediato, ribadiscono fonti investigative, ma di certo qualcosa arriverà nel medio periodo.
Un lavoro quello degli inquirenti che prescindendo dalla collaborazione del pentito Bruno Piccolo, si basa su migliaia di intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte nel tempo e ora sottoposte a tutte le analisi del caso.
A questo punto, l’indagine punta la sua attenzione soprattutto sui grandi affari delle cosche collegati ad appalti pubblici di un certo rilievo economico. Non soltanto nell’apparato sanità, però.
Indubbiamente quest’ultimo rappresenta il punto di partenza per scovare i mandanti dell’omicidio del vice presidente della Regione Calabria. Ma a questo, gli inquirenti non escludono che potrebbero anche essere collegati interessi di natura diversa. Intrecci non improbabili nell’unico nome dei finanziamenti pubblici da milioni di euro.
Resta poi da chiarire anche il ruolo della cosca Cordì. Capire insomma chi abbia potuto in effetti commissionare al gruppo criminale, l’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria.




