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‘Nndrangheta addosso: se ne è parlato a Le Muse

Un “Domenicale alle Muse, al Laboratorio delle Arti e delle Lettere”, dedicato alla prima uscita nazionale del nuovo libro di Cosimo Sframeli “’Ndrangheta addosso” – edito da Falzea.

Una serata che ha visto una grande presenza di pubblico e di addetti ai lavori, oltre a varie personalità tra cui il presidente di ‘Apodiafazzi’ prof. Carmelo Nucera, il Luogotenente dei Carabinieri Nino Campolo, i giovani della Scuola Allievi Carabinieri, il dott. Vincenzo Pedone presidente del Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria. In apertura di serata il presidente Giuseppe Livoti ha ribadito, come tale testo è un libro per riflettere e pensare, e leggendo si può capire in parte, qual’ è stata la nostra storia in un particolare momento storico, attraverso la viva testimonianza di Sframeli tenente dei Carabinieri, che a Locri ha fatto parte del pool di Magistrati e Carabinieri che investigavano sul fenomeno all’epoca poco conosciuto della ‘ndrangheta.

Lettore per l’occasione l’anatomopatologo e pensatore Antonio Nicolò, volto collegato alla società reggina e personalità che ha colto tra le righe del libro i tanti spunti di riflessione che fanno capire ed intendere come oggi come oggi, ognuno di noi, nessuno escluso, può determinare o determina lo –stato mafioso-. Nella Calabria per Nicolò si è instaurata una modalità di pensiero che, solo il senso civico può contrastare. Purtroppo, continua il noto professionista reggino, assistiamo in questi anni ad intrecci tra “mafia e politica”, che sono divenuti, parte integrante di un sistema, meccanismo negativo, che non fa ritrovare all’uomo di oggi lo spirito di servizio. Fondamentale la lezione di Corrado Alvaro il quale scriveva che occorre “far conoscere al mondo la nostra vita sociale, economica e culturale. Il nostro dovere umano è l’amore per la nostra gente, il lume del nostro piccolo contributo. La speranza è che per tutti ci sia un domani… la scuola, la lettura, la cultura in ogni casa.

Per l’avvocato Maurizio Marino, il libro è una via di mezzo tra un romanzo ed un documentario. L’autore ci porta dentro le storie che ha vissuto in prima persona, le ferite della società. Per Marino, noi siamo proprio il divario che impedisce di avere una giusta prospettiva delle cose, la società è priva di sensibilità, di capacità di comprendere in una regione ricca di prevaricazioni. Ma in che modo i membri di una comunità possono frenare la voglia di prevaricare e come si può utilizzare la cultura veicolo di legalità ed unione tra le persone ? Cosimo Sframeli ha sin da subito ribadito come la ndrangheta nel nostro tempo –l’abbiamo addosso-; prova provata gli abitanti di San Luca che, cercano di scrollarsi da dosso queste definizioni. Il libro ha concluso l’autore è diviso in tre parti: una prima in cui si cristallizza un momento storico, una seconda parte in cui da voce alle vittime, ai carabinieri, alle forse dell’ordine, alla magistratura ed infine una terza parte in cui vi sono delle domande sul perché del fenomeno mafioso. Oggi occorre per l’ autore cambiare “sistema” in Calabria per evitare di fare coinvolgere interessi economici e di potere che possono fare rinascere ex novo, il nostro presente e futuro nel grande quadro di una terra che ha conservato una sua suggestione

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