Il ministero dell’Interno dovra’ consegnare al Tar del Lazio tutti gli atti e i documenti valutati i quali e’ stato deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Canolo (Reggio Calabria) per infiltrazioni da parte della criminalita’ organizzata. La decisione arriva dai giudici della prima sezione del tribunale amministrativo, nell’ ambito di un ricorso proposto dall’ex sindaco Rosita Femia, e dai consiglieri comunali Giuseppe Femia e Francesco Tafaria.
Canolo era finito sotto la lente della Prefettura reggina che invio’ una Commissione d’accesso per verificare se ci fossero ingerenze della ‘ndrangheta nell’attivita’ amministrativa. L’esito dell’ accesso fu che gli organi elettivi cittadini furono ritenuti sottoposti a forme d’ingerenza da parte della criminalita’ organizzata, in grado di comprometterne la libera determinazione e imparzialita’. Contro queste conclusioni e’ insorta l’allora amministrazione con un ricorso al Tar del Lazio. I giudici adesso hanno ritenuto necessario, ai fini della loro decisione, ordinare al ministero e alle altre amministrazioni statali competenti “il deposito di tutti gli atti e documenti in base ai quali e’ stato emanato il decreto di scioglimento” – si legge nell’ordinanza – e in particolare “delle relazioni della Commissione d’indagine incaricata degli accertamenti e del parere del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”.
Gli atti dovranno essere depositati in versione integrale e privi di omissis. A questo si dovra’ provvedere entro novanta giorni.
Udienza di merito, davanti al Tar in composizione collegiale, il 20 giugno 2018.





