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    Palmi (RC) – A villa Repaci il mito è donna

    Nella serata del 29 Luglio, a Palmi, nel parco della Villa di Leonida Repaci, in uno scenario popolato da fitti uliveti, si è concluso con grande presenza di pubblico l’evento “Ulisse incontra le Sirene”, organizzato da tutti i Club service di Palmi ( Rotary, Fidapa, Inner Wheel, Kiwanis International, Lions, Soroptimist International) e dalle Associazioni culturali palmesi ( Amici della Casa della Cultura Leonida Repaci, Amici di Ermelinda Oliva, Club per l’Unesco), con il patrocinio del Comune di Palmi e con la Banca Generali come sponsor unico delle serate.
    Serata culturale di alto spessore dedicata alla riflessione su: “Tra diritto e delitto. Donne ribelli della tragedia greca”.
    Con un’accurata selezione di passi scelti dalle tragedie Agamennone di Eschilo, Antigone di Sofocle e Medea di Euripide, il pubblico ha partecipato con grande tensione emotiva al grido di dolore della donna dell’ antica Grecia nei confronti della forte e quanto mai per noi oggi assurda prevaricazione maschile sullo spazio vitale della sfera privata femminile.
    Il diritto naturale (Antigone), quella “legge non scritta” che affonda le radici in un tempo fuori dal tempo, si è scontrato con la forza prevaricatrice del più forte in quanto detentore del potere politico: è Creonte che, pur vincendo con la sua tracotanza sulla determinazione religiosa e affettiva di un’Antigone “ribelle”, resta solo sulla scena a consumarsi in un dolore senza fine, nel trionfo sterile di una ragion di Stato che vorrebbe imporre il suo divieto sul diritto naturale di dare sepoltura ai morti.
    Donna ribelle è Clitemnestra che si erge a demone vendicatore di torti subiti e mai espiati, in una catena familiare di eventi macabri, costretta a pagare la colpa atavica di un male che le giunge da lontano: sarà lei l’artefice di un delitto efferato, lei che oserà uccidere senza interposta persona il proprio consorte che non merita più questo nome e non rientra ormai in questo ruolo; sarà lei ad opporsi come furia vendicatrice alla permanenza del suo consorte Agamennone nella reggia, dopo il suo rientro dalla disfatta di Troia: gli getterà una rete addosso per braccarlo come un animale, per avvilupparlo in una maglia fitta di una trappola mortale. E Agamennone, vincitore di grandi battaglie e capo indiscusso di un regno grandissimo, troverà il suo compimento per mano di una donna coraggiosa, profondamente ferita nel sentimento di madre e di moglie.
    Un’escalation di delitti e di sangue versato per mano di donne sopraffatte da una società gerarchizzata al maschile, in cui a nulla valgono le urla di dolore di un intero mondo femminile pronto anche a guidare con saggezza e sentimento la “nave dello Stato”.
    Ma scontri tra etnie diverse, tra i Greci, per così dire “civili” e i barbari, sono alla base della Medea di Euripide; una donna ferita da più ragioni ideologiche: l’essere vista come “barbara” da un popolo evoluto quale quello ateniese che soccombe, invece, alla barbarie di una pratica votata all’utile; l’essere ripudiata in nome di una migliore prospettiva economica da offrire ai figli avuti da
    lei; il tentare di sopraffarla nel sentimento con l’uso subdolo della parola sofista, con un “agone di parole”: Medea diventa, così, vendicatrice di una stirpe femminile costretta a vagare nelle città libere della Grecia con il capo sottomesso ad un potere maschile che tutto trama e tutto scioglie a suo piacere.
    Brani scelti ad hoc dalla Prof.ssa Marilea Ortuso e dal Prof. Santino Salerno; densa di pathos la lettura drammatica proposta da Daniela D’agostino e Wladimiro Maisano; brevi e impercettibili armonie di suoni di cupa atmosfera drammatica, sottofondo alle drammatizzazioni.
    Sul finire della serata, una magnifica degustazione di vino, pane e olio, rispettivamente a cura dell’Azienda vinicola Criserà, del Forno Nonna Esterina di Roberto Crocitta e dell’ Associazione PrimOlio Saperi e sapori di Calabria. Come a dire: rinfranchiamo lo spirito, dopo questi cupi delitti per mano di donna!
    Tutte le Associazioni culturali che hanno programmato nei mesi questo evento hanno reso vivo il senso di un vecchio proverbio: “L’unione fa la forza”.
    Marilea Ortuso