Il giornalista tedesco Udo Gümpel laureato in Fisica delle Particelle Elementari è corrispondente dall’Italia per la rete televisiva tedesca Ntv del gruppo Bertelsmann . Conosciuto dal pubblico italiano per le sue ospitate nei talk-show politici più in voga della Tv Italiana, in questi giorni è stato a Reggio Calabria dove ha avuto modo di conoscere la realtà dell’Istituto Comprensivo Telesio-Montalbetti, dislocato all’interno del quartiere di Modena che rappresenta una località di “confine” non solo in senso geografico ma soprattutto in senso socio-economico e culturale, essendosi negli anni uniti alla popolazione originaria sempre nuovi gruppi di immigrati portatori di diverse esperienze valoriali. Una parte consistente delle famiglie presenti sul territorio,inoltre, si trova a vivere in situazione di rischio socio-economico, con un numero rilevante di disoccupati, genitori in attesa di giudizio, nuclei familiari divisi, massiccio intervento dei servizi di polizia e socio-assistenziali, minori affidati alla cura di terzi . In questa realtà si trovano a convivere dunque immigrati stranieri di prima e seconda generazione ancora poco integrati nel contesto sociale e territoriale, rom, cittadini italiani in gravi difficoltà e disagio, minori bisognosi di tutela. In tale contesto, quindi, la scuola viene a essere la prima “frontiera” in cui si incontrano e si confrontano allievi con storie personali e bisogni educativi molto diversi. Questa situazione ha spinto l’I.C. Telesio-Montalbetti all’attivazione di una offerta educativo-scolastica ben strutturata, in risposta agli emergenti bisogni di accoglienza, inserimento, scolarizzazione degli alunni neo-arrivati e/o in situazione di disagio sociale. La dirigente scolastica, Marisa Maisano, consapevole dell’importanza di un presidio educativo come la scuola all’interno di un quartiere come quello appena descritto, ha fatto della parola “inclusione” il suo mandato poiché una scuola inclusiva è quella che combatte l’ “esclusione”: una vita scolastica vissuta ai margini, che fa sentire ogni persona parte del tutto, appartenente all’ambiente che vive quotidianamente, nel rispetto della propria individualità dove quest’ultima, tuttavia, vuol dire anche accogliere e valorizzare le differenze e peculiarità di ciascuno. Una scuola è inclusiva, quindi, nel momento in cui vive e insegna a vivere con le differenze. Uno spazio di convivenza democratico, nel quale il valore dell’uguaglianza va ribadito e ristabilito come rispetto della diversità partendo dall’assunto di Don Lorenzo Milani secondo cui niente è più ingiusto che fare parti uguali fra disuguali. La diversità, in tutte le sue forme, dunque, viene considerata una risorsa e una ricchezza, piuttosto che un limite, e nell’ottica dell’inclusione si lavora per rispettare le diversità individuali. L’idea di inclusione deve basarsi sul riconoscimento della rilevanza della piena partecipazione alla vita scolastica da parte di tutti i soggetti, ognuno con i suoi bisogni “speciali”. L’inclusione deve rappresentare un processo, una cornice in cui gli alunni, a prescindere da abilità, genere, linguaggio, origine etnica o culturale, possono essere ugualmente valorizzati e forniti di uguali opportunità a scuola. Un ambiente inclusivo tende a rimuovere gli ostacoli che impediscono alla persona la piena partecipazione alla vita sociale, didattica, educativa della scuola. Includere vuol dire avere le stesse opportunità di partecipare fornendo il proprio e personale contributo. La scuola inclusiva valorizza, dà spazio, costruisce risorse. Riesce a differenziare la sua proposta formativa rispetto alla pluralità delle differenze e dei bisogni. Attua sempre, nel quotidiano e nell’ordinario, una didattica inclusiva capace di rispondere alle richieste, ai bisogni e ai desideri di ogni alunno, facendo sì che egli si senta parte di un gruppo che lo riconosce, lo rispetta e lo apprezza. La scuola inclusiva che quotidianamente la dirigente Maisano e tutto il suo staff di docenti cerca di portare avanti, è una scuola fondata sulla gioia d’imparare, dove si promuove il piacere di sperimentare, di scoprire e conoscere le proprie capacità, di prendere consapevolezza delle proprie abilità. E’ per tale ragione, quindi, che al giornalista Udo Gümpel sono stati presentati tre – dei tanti – laboratori didattici presente all’I.C. Telesio-Montalbetti. Il laboratorio di musica, nel corso del quale i bambini hanno cantato a canone la celebre “Fra Martino campanaro” ed eseguito la “Cup Song” la quale, come afferma Kevin Nutty, primo percussionista della London Symphony Orchestra: “… educa al ritmo e alla ‘pulsazione’ a qualsiasi velocità e naturalmente sviluppa il coordinamento motorio”. Educare con la musica significa usare quest’arte come mezzo per la socializzazione, un mezzo che può aiutare a superare particolari situazioni d’egocentrismo e d’emotività, riuscendo a far capire le esigenze del gruppo ed a far imparare ad ascoltare gli altri e quello che essi propongono. Il fare musica d’insieme ha un valore ancora più importante: aiuta a capire l’importanza del rispetto dell’altro e il significato del convivere in armonia con il resto del gruppo. Se non c’è cooperazione, se non c’è ascolto, se non esiste rispetto e collaborazione, il gruppo di musica d’insieme non funziona, è come se ognuno seguisse una partitura diversa eseguita contemporaneamente, facendone risultare il caos più totale. La musica è unione, complicità e rispetto. Altro laboratorio a cui ha assistito e partecipato il giornalista tedesco è quello di scacchi. Già da alcuni anni nell’Istituto viene attivato un corso di scacchi che coinvolge alunni di scuola dell’infanzia, primaria e scuola secondaria di primo grado, formati e allenati da un istruttore federale. Convinta sostenitrice della valenza pedagogica del progetto è la Dirigente scolastica, Marisa Maisano .La pratica scacchistica, infatti, rappresenta un utile allenamento per la mente, favorendo lo sviluppo di abilità di tipo cognitivo, quali la memoria, la concentrazione, l’attenzione, la capacità di problem-solving con notevoli effetti benefici anche in altri campi, come l’organizzazione del proprio lavoro o l’apprendimento delle materie scolastiche. Il gioco agisce positivamente sulla maturazione del carattere sviluppando l’esercizio della pazienza, autocontrollo, stimolando le capacità decisionali, la fiducia in se stessi, l’ accettazione dei propri limiti e degli eventuali insuccessi. Inoltre gli scacchi veicolano importanti concetti quali il rispetto delle regole e dell’avversario; in tal modo favorirebbero l’educazione alla legalità e la diffusione di comportamenti atti a prevenire il fenomeno del bullismo. Sono ancora molti coloro che ritengono il gioco degli scacchi difficile, misterioso, incomprensibile. Nulla di più falso, è un gioco affascinante che coniuga perfettamente l’aspetto ricreativo con quello educativo. Terzo laboratorio quello di robotica ,fucina per lo sviluppo del pensiero computazionale,della creatività,della manualità, di aggregazione soprattutto per i minori con un bagaglio problematico.
Un presidio di inclusione, educazione e legalità, quindi, quello creato nel quartiere di Modena dalla Maisano , che con pervicacia e passione porta avanti puntando oltre che sulle competenze di base sulle competenze chiave di cittadinanza che riguardano il futuro dei ragazzi predisponendoli prontamente al difficile mondo del lavoro.
“La nostra ricchezza è fatta dalla nostra diversità: l’altro ci è prezioso nella misura in cui è diverso”.





