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Denunciò ‘ndrangheta, rischia fallimento: “Inarcassa mi chiede 124mila euro”

30 Agosto 2016
in CALABRIA, In evidenza
Tempo di lettura: 2 minuti
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Mauro Esposito imprenditore antindrangheta

“Tra domani e mercoledì incontrerò il presidente di Inarcassa, la Cassa nazionale degli ingegneri e degli architetti. Al momento Inarcassa sembra voler tenere il punto ma se questa fosse realmente la sua linea ne chiederò la convocazione in Commissione Antimafia”. Il senatore Pd Stefano Esposito, componente della Commissione Antimafia, tiene il punto a proposito della vicenda che vede protagonista l’imprenditore Mauro Esposito, titolare della società di progettazione Me Studio, che, dopo essersi ribellato alle cosche, con le sue testimonianze ha aiutato gli investigatori a ricostruire le infiltrazioni sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei cantieri del torinese ed è divenuto uno dei testimoni chiave al processo San Michele. Al processo in cui si era costituito parte civile, però, il tribunale di Torino gli dà torto perché, secondo una legge abrogata solo nel 1997, le società di architettura e ingegneria non potevano lavorare per i privati.

“Ho ricevuto due giorni fa una lettera da Inarcassa – spiega l’imprenditore – che mi chiede 124.000 euro di interessi e more. Ho ovviamente detto loro che, oltreché essere assurda la richiesta nel mio caso, paradossalmente loro dovrebbero restituire tutti i soldi che io e le altre società di ingegneria abbiamo versato negli ultimi 10 anni alla luce della sentenza del tribunale di Torino. La risposta è stata che ‘quella è una sentenza assurda’. Anche per me lo è ma in sostanza al momento le società di ingegneria: possono lavorare, non possono farsi pagare ma devono versare le tasse e devono pagare Inarcassa. Tutto questo non ha nessun senso”.

A scendere in campo in favore di Esposito è anche il deputato Pd Davide Mattiello, anch’egli in Commissione Antimafia. “Persone come Mauro Esposito, testimone per l’accusa in un delicato processo contro la ‘ndrangheta, sono come le persone che subiscono un terremoto – dice – per loro va sospeso tutto il dovuto fino a che non sono in grado di rimettersi a camminare. Questo è il senso delle norme che tutelano le vittime di estorsione, di cui Esposito ha già in parte beneficiato; questo dovrebbero fare anche gli Enti privati come Inarcassa. Che invece la Cassa degli ingegneri non lo faccia, è segno di scarso senso civico, ma anche di miopia: a meno che i dirigenti di Inarcassa non vogliano dare il segnale che con la mafia è meglio convivere, tacere e fare affari”.

Tags: denuncia coscheinarcassaMauro Espositondranghetaprocesso San MicheleTestimone di Giustizia
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