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    Oliverio conferenza per il Sì

    Referendum Costituzionale il “Sì” di Oliverio: “Comitati per consenso in tutti i comuni. M5S: linguaggio biforcuto”

    di Clara Varano – Un sì forte e sostenuto quello che il presidente della Regione, Mario Oliverio, dice alla riforma costituzionale che si traduce nell’immediato e conseguente “Sì” al referendum di ottobre che chiama il popolo italiano ad approvare o meno la riforma del ministro Maria Elena Boschi. Oliverio, infatti, ha presentato il comitato per il “Sì” a Lamezia Terme nel corso di una conferenza stampa.

    “Il referendum – ha detto Oliverio – è un appuntamento importante perché è una modifica storica della Costituzione italiana in direzione dell’innovazione e dell’allineamento del nostro Paese con altri Paesi europei. Il cuore di questa riforma è il superamento del bicameralismo al quale si sta lavorando da anni senza approdare a conclusioni. Finalmente il Parlamento ha approvato una svolta storica. Bisogna lavorare perché vi sia un vasto consenso alla riforma, perché non possiamo perdere questa occasione. Si deve snellire l’iter legislativo che come è allunga troppo i tempi per la promulgazione di leggi”.

    Per questo motivo, come annunciato dallo stesso Oliverio, in Calabria saranno aperti diversi comitati per il “Sì” che raccoglieranno firme e daranno spiegazioni sulla riforma agli interessati. Un comitato per ogni comune: 409 comitati in Calabria.

    Nesci (M5S) attacca: “Salvaguarda il suo posto di potere”, Oliverio risponde: “Linguaggio biforcuto”

    Di ieri la polemica del M5S sul sostegno di Oliverio al “Sì” partita da Dalila Nesci che ha accusato il governatore di applicare un politica prona a Renzi e di usare il referendum come baratto per mantenere il posto alla Regione. “La Nesci confonde fischi per fiaschi – ha commentato Oliverio al riguardo -. Evidentemente la sua esperienza parlamentare ancora non le ha fatto acquisire pienamente quelli che sono i contenuti della funzione parlamentare, quella che è la distinzione tra legislazione riformatrice, dal punto di vista costituzionale, e ruolo di governo di una istituzione come la Regione. Che c’entra la Regione con la riforma costituzionale? Su quali basi si sarebbe dovuto fare questo scambio? Qui c’è un passaggio importante per le prospettive del Paese. Su questo bisogna confrontarsi, tutto il resto è pura strumentalizzazione, tentativo di sollevare polveroni. Si deve stare nel merito della questione. Non ho mai capito il pensiero della Nesci nel merito. Se sono per ridurre il numero dei parlamentari oppure no. Non si può parlare un linguaggio biforcuto, parlando in generale di riduzione dei costi della politica e poi nei fatti avere un’altra impostazione”.

    Referendum costituzionale “Sì”, referendum contro trivelle “Ni…”

    Oliverio ha poi rispondendo alle domande dei giornalisti ha chiarito come mai il sostegno per il referendum costituzionale è così palese, mentre non lo è stato altrettanto per quello sulle trivelle. “Sono due referendum di importanza diversa. Dopo la modifica della legge di Stabilità che ha recepito quattto dei quesiti referendari che avevamo inizialmente proposto, il referendum aveva perso significato. Quello di oggi, invece, per la Calabria rappresenta un passaggio importante dal punto di vista politico. Dobbiamo esserci con il peso ed il protagonismo nel consenso. Sono passaggi importanti nei quali si deve essere protagonisti e non subire”.

    Il perché del “Sì” di Nicola Irto

    Alla conferenza stampa, oltre ad una parte della Giunta, era presente anche il presidente Consiglio Regionale, Nicola Irto che sul referendum ha dichiarato: “Siamo per il sì perché è una riforma che sistema e migliora l’iter parlamentare del Paese, che è molto lento, e che io lego al rapporto tra Governo e Regioni. Se riusciremo ad avere un parlamento e quindi un governo più veloce nei provvedimenti, nelle proposte, nelle idee, chi è che ne avrà vantaggio? I territori e soprattutto il Sud che ne ha bisogno. Poi la riforma implica anche delle modifiche importanti nel rapporto tra Stato centrale e Regione. Una ridiscussione su questo mi pare giusta, perché è giusto che oggi si riveda quali siano le competenze che lo Stato delega alle Regioni. Abbiamo avuto un grande potenziamento delle Regioni dal 2001 in poi, probabilmente quelle del Mezzogiorno non sono riuscite a cogliere quella sfida ed è ora il momento di rinegoziare e ragionare nuovamente su quali sono le competenze che le Regioni devono mettere in campo nei territori. Per questo il nostro è un sì convinto, perché mette l’Italia al passo con gli altri Paesi occidentali. E’ una battaglia di civiltà la riforma costituzionale. Troppo spesso abbiamo detto che c’è un numero di politici superiore al dovuto in Italia rispetto alle altre realtà, questo è il momento di riformare il nostro Paese”.

    All’incontro era presente anche il rettore dell’Unical, Gino Mirocle Crisci. “La mia presenza qui è come Gino Mirocle Crisci e non come rettore dell’Unical, dove cercheremo comunque di portare dei comitati per il sì. Ci sono – ha detto l’accademico – perché è tempo che l’Italia abbia una scossa come quella prevista nella riforma costituzionale. Mi dispiace che i contenuti del referendum vengano confusi con una fiducia al premier. Renzi non c’entra nulla. qui si parla della riforma che deve passare per un’Italia migliore dopo anni di attesa”