Il Comune di Don Camillo e Peppone sciolto per Ndrangheta. Lo ha deciso il Consiglio dei Ministri.
La Brescello che conosce don Evandro Gherardi “non è un paese sotto scacco della ‘ndrangheta”. Qui “i mafiosi ci sono, ma dire che il paese e gli amministratori comunali sono conniventi con la mafia è una cosa non corretta”. Il sacerdote che da quattro anni guida la parrocchia di Santa Maria Nascente, dove è ospitato il crocifisso che parlava con don Camillo nei libri di Guareschi, è amareggiato per lo scioglimento del Comune ed è convinto: “Paghiamo la nostra notorietà”.
“La gente è avvilita, si sente messa sotto accusa in maniera non giusta. Il paese è distrutto. Rialzarsi e vedere il futuro sarà difficile. E’ una decisione che rispettiamo, come comunità, ma che non condividiamo”, dice all’ANSA. “Conosco le persone, gli industriali, gli artigiani, i commercianti e le famiglie.
Non ho elementi per dire che ci sono state intimidazioni, che qualcuno paghi il ‘pizzo’ o quant’altro”. E gli amministratori “hanno sempre agito per il bene comune, non per favorire qualcuno”.





