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Pubblica amministrazione, Sculco sulla presenza delle donne nei Comuni

19 Febbraio 2016
in CALABRIA, In evidenza
Tempo di lettura: 2 minuti
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“I riferimenti contenuti nella relazione introduttiva del Presidente del Tar Calabria, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario (a proposito di una serie di ricorsi proposti dalla commissaria di parità della Regione avv. Maria Grazia Ciarletta) al carattere ‘cogente e precettivo’ della legge Delrio (56/2014) che nei comuni con popolazione superiore ai 3mila abitanti esige che nessuno dei due sessi sia rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, fanno sperare che i comuni calabresi che ancora non si sono adeguati lo facciano e in fretta. E’ un principio di civiltà – sostiene la consigliera regionale di Calabria in Rete Flora Sculco – ancorché un obbligo giuridico che si fonda sugli articoli 1 e 117 della Costituzione. E’ tempo che cessino le giustificazioni da azzeccagarbugli di alcuni sindaci. Alla Regione, ora, spetta riprendere la proposta di legge sulla doppia parità di genere approvata all’unanimità nella prima Commissione l’anno scorso e votarla in Aula. A maggior ragione, visto che il Parlamento di recente ha approvato la norma che prescrive la presenza del 40 per cento di donne nei Consigli regionali per garantire la parità di genere nelle istituzioni democratiche in ottemperanza a quanto prescrive l’articolo 51 della Carta Costituzionale (“Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”). In Calabria – aggiunge Flora Sculco – la legislatura regionale su questi aspetti è incominciata bene, prevedendo nello Statuto, unico caso in Italia, la presenza in Giunta di almeno il 30 per cento di donne. Appena la legge sulla doppia preferenza sarà approvata dall’Aula, potremo dire di aver compiuto su questo versante un significativo passo in avanti. Mi rincuora sapere che nel prossimo Consiglio regionale non ci sarà più soltanto una donna. Privarsi, com’è stato finora, delle competenze e delle abilità dell’universo femminile non ha giovato né alla crescita economica e sociale della Calabria né alla qualità della politica”.

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