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    Lsu/Lpu calabresi, arrivano 50 mln dal DdL Giubileo. Il M5S tenta di bloccarli

    Nonostante l’ostruzionismo dei cinque stelle è stato approvato alla Camera il ddl “Giubileo” che, tra le altre cose,  prevede la destinazione di 50 milioni di euro alla Calabria per il rinnovo contrattuale degli Lsu/lpu dell’intera regione a 26 ore settimanali. Si tratta di una misura molto attesa e che è propedeutica al percorso di stabilizzazione per i lavoratori socialmente utili impiegati all’interno delle pubbliche amministrazioni. Questa è la buona notizia per la Calabria e soprattutto per quei circa 5000 lavoratori precari che vivono da sempre una situazione difficile. Poi c’è l’altra faccia della medaglia che i calabresi devono valutare e che, in questa occasione, non è riuscita a raggiungere le sue finalità. Questa faccia della medaglia si chiama Movimento Cinquestelle e, nello specifico, Dalila Nesci, deputata grillina calabrese che ha presentato un emendamento, bocciato, in cui si chiedeva di sopprimere il contributo per gli LSU e LPU per stornarlo in un contributo regionale, sempre di 50 milioni, per  favorire “la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, la nuova imprenditorialità e l’occupazione, in particolare giovanile, con riguardo alle imprese start-up innovative”  “La politica vive in larga misura di promesse – ha detto la Nesci in aula – Ad ogni tornata elettorale garantisce l’assunzione o la stabilizzazione di persone che sperano, legittimamente, in un futuro lavorativo. Nel frattempo, nei supermercati, nei negozi di abbigliamento o nell’edilizia, gli addetti ricevono una miseria e firmano buste paga gonfiate di proposito. Da una parte, cioè, si illudono migliaia di persone, appese – ha spiegato in aula la deputata M5s – alle decisioni di palazzo e obbligate a una fedeltà elettorale che alla fine dovrebbe premiarle con un posto, uno stipendio, una misura tampone. Dall’altra parte, invece, si ignora del tutto che la parte produttiva è completamente sfruttata e sottomessa”. Queste le argomentazioni della deputata grillina calabrese, che l’aula ha ritenuto poco convincenti. Sappiamo che anche la Lega voleva fermare il provvedimento a favore dei precari calabresi. Ma questo tentativo è comprensibile se valutato nel contesto della linea politica anti mezzogiorno che il partito di Salvini sbandiera continuamente. E’ coerente. Quello dei grillini è confutabile, soprattutto in virtù del fatto che avrebbe lasciato in mezzo ad una strada 5000 corregionali. Poi si può discutere sulla giustezza o meno della esistenza di una situazione di precariato continuo. Ma ormai, bisogna dire alla Nesci, queste 5000 mila persone esistono e non si possono cancellare con un colpo di spugna.

    Marina Malara