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    El Chapo elogia la ‘ndrangheta: “I Calabresi affidabili come noi”. Il complimento che non volevamo

    di Marina Malara – E la ‘ndrangheta calabrese si becca i complimenti di El Chapo, il boss messicano del narcotraffico internazionale arrestato venerdì dai marines messicani dopo una sparatoria particolarmente sanguinosa. Un complimento che non volevamo, ma che dobbiamo registrare e anche analizzare. Perché chi lo riceve non puo’ e non deve andare orgoglioso di questo. «I calabresi SONO più affidabili, sono come noi», ripeteva sempre ai suoi il padrino indiscusso della droga, tradito dalla sua vanità che lo ha portato a prendere contatti con attori e produttori per realizzare un film sulla sua vita. La frase riferita all’affidabilità delle cosche calabresi è stata riportata in un servizio giornalistico del Quotidianoweb.it a firma di Francesco Sorgiovanni, il quale racconta come El Chapo aveva tra i suoi partner la ‘ndrangheta calabrese, regina incontrastata del mercato della polvere bianca in Europa. Nell’articolo si fa anche riferimento alle  pagine di “Oro bianco”, il libro scritto dal Procuratore Nicola Gratteri e da Antonio Nicaso, dove si legge che per il boss messicano la ‘ndrangheta è “l’alleata ideale per esplorare il crescente mercato europeo, dove la cocaina tira molto più dell’oro e del petrolio”. Fino a diventare, quindi, il “principale fornitore di droga per la ‘ndrangheta, che partendo dal Messico arriva in Italia passando per il continente africano”. La cronaca giudiziaria degli ultimi anni ha dimostrato i collegamenti tra narcotrafficanti messicani e ‘ndrangheta, con le famiglie calabresi “regine” del narcotraffico mondiale, Molè, Piromalli, Pesce, Mancuso, Aquino, Coluccio, Barbaro, Agresta, Sergi, Marando, Nirta, Strangio, Pelle, Vottari, Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Cua Pipicella e Maesano. A Rosarno si racconta anche che i Bellocco abbiano avuto contatti diretti con El Chapo. Detto tutto ciò, va fatta un‘analisi sociale delle valutazioni del padrino messicano. La Calabria e il Messico non vanno avvicinate solo per la grande efficienza che sanno mettere in campo in affari illegali, sanguinosi, che provocano milioni di morti. Vanno affiancate anche riguardo alla situazione di povertà e subalternità in cui si trova la loro popolazione. Due aree estremamente povere e tagliate fuori dai mercati leciti internazionali, guardate come le Cenerentole del mondo, falcidiate dalla criminalità organizzata, prostrate dalla disoccupazione e dalla inefficienza politica. Allora quale può essere la verità? Il crimine si innalza dove non c’è governo, oppure il governo si affossa dove c’è il crimine?