Le condizioni sul mercato del lavoro sono rimaste tese. Nel complesso del semestre, secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, il numero degli occupati è diminuito dell’1,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014, mentre è lievemente aumentato nel Mezzogiorno e a livello nazionale. Il tasso di occupazione si è attestato al 37,4 per cento (55,9 per cento in Italia). L’andamento dell’occupazione è stato particolarmente differenziato per genere e posizione professionale: il calo è stato concentrato nella componente maschile (-2,5 per cento), mentre quella femminile è tornata a crescere (1,3 per cento); la flessione ha interessato esclusivamente i lavoratori dipendenti, a fronte dell’aumento registrato per gli autonomi. A livello settoriale, invece, il calo è stato generalizzato a tutti i principali comparti.
I dati derivanti dalle comunicazioni obbligatorie ai centri per l’impiego da parte dei datori di lavoro, raccolti dal Ministero del Lavoro, indicano una dinamica più favorevole nel secondo trimestre, allorquando i lavoratori interessati da nuove assunzioni sono aumentati dell’1,9 per cento rispetto al medesimo periodo dello scorso anno (0,6 nel primo trimestre). In entrambi i periodi, tuttavia, l’andamento delle assunzioni è stato significativamente peggiore rispetto a quello osservato a livello nazionale. In base ai dati INPS, nei primi nove mesi del 2015 le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni (CIG) sono significativamente diminuite in regione (-37,1 per cento). Tale calo è ascrivibile principalmente al forte ridimensionamento della componente in deroga; la CIG ordinaria e quella straordinaria sono calate in misura inferiore. Il numero dei disoccupati nel primo semestre del 2015 è rimasto pressoché stabile rispetto al periodo corrispondente del 2014, a fronte del calo delle forze di lavoro. Il tasso di disoccupazione si è attestato intorno al 25 per cento, pari a circa il doppio di quello nazionale; il tasso di attività, dato dal rapporto tra forze di lavoro e popolazione in età lavorativa (15-64 anni), è lievemente diminuito al 50,2 per cento (64,1 per cento in Italia).





