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    Rapporto Svimez: la Calabria è veramente in agonia

    L’ultimo rapporto Svimez in sintesi rende noto alcuni dati che immaginavo da tempo e che più volte ho inutilmente segnalato in questi anni, da postazioni pubbliche diverse, senza che nessuno li abbia, purtroppo, presi nella dovuta considerazione.
    Ora, tanti politici, noto fanno finta di preoccuparsi come se i numeri che vi elenco fossero sconosciuti ai più mentre bastava in questi anni semplicemente confrontarsi con i nostri corregionali e piccoli imprenditori per comprendere compiutamente una situazione che nei prossimi mesi i calabresi pagheranno amaramente con un aumento esponenziale di disagi e difficoltà. Altro che ripresa!
    Una vera vergogna per una classe politica che non interpreta, per nessuna ragione, il malessere esistente in una regione praticamente in profondo rosso in tutti i sensi. Famiglie e lavoro autonomo rischiano di sprofondare nella più cupa povertà senza che nessuno faccia niente, d’altra parte tanti nostri rappresentanti non riescono nemmeno a parlare di queste problematiche, non a caso siamo in assenza completa di provvedimenti e misure per cercare quantomeno di risalire la china. Evidentemente paghiamo lo scotto di una mancanza di rappresentanza dovuta ad una politica che pensa più di compiacere ai poteri romani che a rappresentare concretamente le istanze calabresi.
    Il problema Mezzogiorno ormai per i nostri rappresentanti politici non esiste, non a caso dalle agende politiche il sud non esiste più, nessuno più parla dei nostri territori se non, come in questi casi, per elencare dati negativi per poi addebitare, di volta in volta, ad altri predecessori le colpe di questa situazione vergognosa e disastrata.
    Un dato su tutti: il Pil, indicatore di ricchezza, pro capite: nel Trentino, regione più ricca, è di 37.665 euro. In Calabria, regione più povera, soltanto di 15.807. Il dato si riferisce al 2014, ma è riportato nelle anticipazioni del Rapporto Svimez sull’economia meridionale 2015, che sarà presentato a breve integralmente.
    Sempre un’area del Paese, il Mezzogiorno, che registra un forte calo dei consumi interni (dall’inizio della crisi il 13,2 in meno) e degli investimenti (- 4% nel solo 2014). In calo, ancora, gli occupati nel 2014 sono stati solo 5,8 milioni. Un dato che ci riporta indietro di 21 anni.
    Tutto ciò in un Sud “ a rischio desertificazione industriale”, cresciuto –tanto per fare un esempio – la metà di quanto ha fatto la Grecia, la situazione della quale è meglio non commentare.
    Nello scorso anno al Sud si sono registrate nascite al livello del minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l’Unità d’Italia: un altro dato che non dovrebbe far dormire la notte coloro i quali dicono vanamente di voler migliorare le nostre condizioni di vita.
    Nei prossimi anni, sempre secondo lo Svimez, il Sud sarà interessato da uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, cioè una perdita di oltre 4 milioni di persone: una vera e propria desertificazione demografica che renderà regioni come la nostra territorio di anziani e pensionati.
    Ancora peggio se si osserva l’occupazione delle giovani donne under 34: a fronte di una media italiana del 34% (in cui il centro-Nord arriva al 42,3%) e di una europea a 28 del 51%, il Sud si ferma al 20,8%. Tra i 15 e i 34 anni sono quindi occupate al Sud solo una donna su 5.
    Ormai sul nostro sud ed in particolare sulla nostra Regione incombe un sottosviluppo permanente confermata, ove c’è ne fosse bisogno, da questa relazione SVIMEZ che di fatto lancia un concreto allarme che i politici dovrebbero veramente saper cogliere e far proprio a prescindere dalle appartenenze politiche.
    L’Italia ormai è un Paese sempre più diviso e diseguale, con un Sud che ormai va decisamente alla deriva. I dati forniti dall’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno documentano drammaticamente uno stato di crisi che equivale a un coma profondo. Precedentemente in alcune note avevo parlato di rischio default, ma oggi, profondamente colpito e amareggiato, devo doverosamente parlare di sud e di Calabria in particolare in continua e gravissima AGONIA.
    Alla luce di tutto ciò, il pericolo maggiore è che con un gap negativo del genere, la nostra regione non penso riesca più neppure ad agganciare una possibile ripresa, se pur dovesse effettivamente manifestarsi quantomeno a livello nazionale.
    Nei prossimi mesi se non si prenderanno iniziative serie e consone al nostro tessuto sociale e produttivo , che non è certamente da grande industria, oltre a questo stato di povertà conclamata, registreremo sicuramente inquietanti reazioni sociali oggi ancora sopite.
    Spero che qualche nostro rappresentante nazionale e i politici regionali si ricordino che oltre alle loro attività di partito, esiste anche una platea di Calabresi che attende pazientemente di essere pur rappresentata. La vera esigenza è la mancanza di autorevolezza nei palazzi romani dove chi di dovere non si rende conto che senza il sud, pur con le sue congenite difficoltà, l’Italia non riparte. Forse questa non consapevolezza sta rovinando il nostro Paese.

    Salvatore Lucà