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    Maggiore responsabilità su rifiuti ai Comuni? Lo propone il consigliere regionale Mirabello

    “Ridare maggiori responsabilità ai Comuni nella gestione dei rifiuti, sia indicando tali Enti come gli unici titolati a stabilire il sistema di raccolta da applicarsi al proprio territorio, sia incentivando una serie di interventi come il riuso dei beni, e il riciclaggio delle frazioni che possono essere utilmente trattate in loco, sia l’impiantistica legata al riciclaggio, la raccolta domiciliare porta a porta e altre sperimentazioni di raccolta, purché orientate al miglioramento qualitativo della differenziazione dei rifiuti”.
    Sono questi tra gli obiettivi della proposta di legge di iniziativa del consigliere regionale Michelangelo Mirabello ed alla quale hanno aderito i consiglieri Giuseppe Giudiceandrea e Sebastiano Romeo. La proposta di legge reca “Disposizioni a sostegno della riduzione della produzione dei rifiuti urbani, del riuso dei beni a fine vita, della raccolta differenziata domiciliare con tariffa puntuale, e dell’impiantistica funzionale al riuso e al riciclaggio. Competenze dei Comuni per le operazioni di gestione del servizio di igiene urbana prive di rilevanza economica”. Punto centrale del provvedimento è la sostituzione del criterio di raccolta differenziata, con quello di minimizzazione dei rifiuti inviati a smaltimento o a recupero diverso dal riciclaggio (ovvero quelli non inviati a riciclaggio, ma a discarica, incenerimento o trattamento meccanico biologico), criterio ormai divenuto centrale nelle politiche europee. “Questo perché- spiega Mirabello- troppo spesso il criterio di raccolta differenziata ha portato ad ottenere alte rese tramite l’aumento dei rifiuti urbani anziché la loro diminuzione, aumentando gli sprechi complessivi. Nella valutazione fatta col criterio di raccolta differenziata, rimane assente qualcosa di essenziale: l’importanza della prevenzione e riduzione del rifiuto, l’effetto combinato di tutte quelle strategie e pratiche (dalla promozione del compostaggio domestico, alla promozione dell’uso dell’acqua del rubinetto, alla incentivazione dell’uso dei pannolini riutilizzabili, alla vendita di prodotti, alimentari e non, allo stato sfuso, ecc.) che non sono ‘visibili’ nelle percentuali di raccolta differenziata, eppure concorrono con esse per il conseguimento dell’obiettivo più importante di sostenibilità nel settore della gestione dei rifiuti: la minimizzazione del ricorso allo smaltimento (discarica, incenerimento e trattamento meccanico-biologico), inteso come rifiuto che non va a riciclaggio”.
    Il progetto di legge riprende i contenuti del settimo programma di azione per l’ambiente dell’Unione europea intitolato ‘Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta’, nonché gli obiettivi e le indicazioni della direttiva quadro 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, recepita dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205. La direttiva quadro 2008/98/CE, recepita dal decreto legislativo 3 dicembre 2010 n. 205, che ha come finalità dichiarata di ‘aiutare l’Unione europea ad avvicinarsi a una ‘società del riciclaggio’, cercando di evitare la produzione di rifiuti e di utilizzare i rifiuti come risorse”, chiarisce la scala delle priorità nella gestione dei rifiuti: riduzione della produzione dei rifiuti; riuso dei beni a fine vita; riciclaggio; recupero diverso dal riciclaggio come per esempio recupero energetico o di materia ai fini di colmatazione; smaltimento in sicurezza”.
    Il progetto di legge si propone di creare le condizioni, anche e soprattutto con meccanismi economici automatici che agiscono a parità di costi complessivi, perché sia i Comuni che le singole utenze che mirano ad ottenere, o hanno ottenuto, i migliori risultati di riduzione dei rifiuti non riciclati grazie alle azioni combinate di riduzione complessiva della produzione dei rifiuti, di riuso dei beni a fine vita e di massima separazione dei rimanenti rifiuti prodotti tramite la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio, siano avvantaggiati rispetto a quelli che non si impegnano in tal senso. Il meccanismo automatico si ottiene: per i Comuni in misura parziale agendo sul tributo speciale, e in misura complessiva agendo su costi relativi ai rifiuti non destinati a riciclaggio, comprendendo in tali costi anche quelli di incentivazione con meccanismi simili a quelli attualmente in vigore per le energie rinnovabili o a quelli già adottati per le singole utenze che conferiscono rifiuti differenziati ai centri di raccolta, in cui lo sconto è computato nei costi generali del servizio, con una partita di giro; per le singole utenze attraverso la tariffa puntuale, in particolare tramite la misurazione del rifiuto residuo. Per i Comuni tali incentivazioni non sono legate esclusivamente ai risultati ottenuti, ma anche ai costi di avvio nella fase di transizione verso un sistema più efficiente per l’obiettivo posto di minimizzazione di rifiuti non riciclati. Il meccanismo è regolato a scala regionale o al massimo per aree omogenee (pianura, montagna, capoluoghi e costa) e non a livello di bacino di gestione, in modo da poter mettere a confronto i risultati dei diversi Comuni con gestori diversi, e individuando e premiando in questo modo, assieme ai Comuni, i gestori migliori in base al criterio principale di minimizzazione di rifiuti non inviati a riciclaggio.
    “Tutto il meccanismo – aggiunge Mirabello- tiene conto sia degli aspetti quantitativi che di quelli qualitativi, perché gli sforzi di migliorare le rese e la qualità della raccolta differenziata trovino sempre uno sbocco sicuro nell’impiantistica del riciclaggio, l’altra fase di gestione dei rifiuti che si intende incentivare attraverso il gettito del tributo speciale. Il principio europeo della minimizzazione del rifiuto prodotto e della minimizzazione del rifiuto non riciclato viene preso in considerazione anche per il rifiuto residuale, per la parte che può essere riciclata tramite le nuove tecnologie”.