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    ‘Dirty Soccer’, Pietro Iannazzo ‘quello della cosca’ con interessi nel ‘giro’

    di Clara Varano – Le indagini della Squadra Mobile di Catanzaro che hanno portato al fermo di numerose persone in tutta Italia e che hanno aperto una nuova e cocente ferita nel mondo del calcio professionistico e dilettantistico sono partite da Pietro Iannazzo, 40 anni, elemento di spicco della omonima consorteria ‘ndranghetistica che intratteneva rapporti per alterare partite di calcio con presidenti delle società calcistiche coinvolte. Si parla di un giro che consentiva a chi si arricchiva da questi loschi affari di raggranellare bei gruzzoletti scommettendo sulla partita migliaia di euro, tanto il risultato “era garantito”.
    Pietro Iannazzo, aveva secondo gli inquirenti, interessi a tramare e orchestrare per manovrare i risultati insieme ai dirigenti e calciatori apparentemente, almeno secondo quanto scrive il pm Elio Romano, conniventi con questo sistema. Già, il sistema, la cui tela raggiungeva anche mete estere, quello di sempre, quello definito “all’italiana” anche se tra le pieghe dell’indagine molti sono i nomi stranieri. Si fa così: si chiama il direttore sportivo che “ci sta”, si fanno quattro chiacchiere, magari ci si incontra e il gioco è fatto. Poco male se poi sugli spalti ci sono tifosi e parte della classe dirigente che non solo è ignara, ma spera, arde e si sbraccia per quella squadra, per quella partita che qualcuno già sa come finirà…”davanti all’interesse l’amore passa” che c’è di strano. Anche la more per i propri colori sociali e per l’onestà.

    Pietro Iannazzo
    Pietro Iannazzo

    Così Iannazzo, insieme ad altri, manovrava chissà fino a che livelli e non sorprende che su tutto aleggi la longa manus della ‘ndrangheta. Anche se più che per motivi economici, spiega il procuratore Gratteri si tratta di “status”. Il calcio è una forma di “esternazione del potere per uno ‘ndranghetista”, spega Gratteri a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24, il calcio “è uno strumento, è una forte forma di pubblicità. Essere presidenti o mandare un prestanome come presidente di una squadra di calcio è importantissimo, è un collettore formidabile di consenso”. E poi che male c’è a truccare, combinare una partita, specie se si è in una certa posizione in classifica e non si rischia la retrocessione, né si hanno speranze da play off. Già che male c’è? Eh un male c’è…, più di qualcuno. Si chiamano, per essere chiari, truffa e associazione per delinquere finalizzata alla frode calcistica.
    “Ci sono calciatori – ha sottolineato Rodolfo Ruperti, capo della mobile di Catanzaro, che ha coordinato l’operazione – disposti a vendersi una partita anche per poche migliaia di euro. Chiunque potrebbe chiedere il risarcimento dei danni se ha acquistato un biglietto per quel match truccato, qualunque sia”.
    E il “sistema”, nella lettura della Procura, risulta chiaro da quello che Iannazzo si dice con degli interlocutori con cui era solito discutere di queste cose: “sono stato là ed ho parlato con Moxedano alla Neapolis … ed ora vediamo, gli ho detto che voglio essere pagato prima …” dice al telefono Iannazzo. L’altro risponde: “va bene con Moxedano … quello un mese paga e tre no, ma quello quando ti paga te li da tutti in una volta”. ” No, no – chiarisce Iannazzo – io gli ho detto che chiacchiere non ne voglio, io voglio prima, così quando, pure che non ci vediamo io e lui, no, a me non interessa niente, ognuno deve fare il lavoro suo, però mi paga prima così dopo senza che devo andare ed aspettare, che lui pensa che io vado lì ed aspetto una giornata, poi mi chiama “non sono potuto venire” e lo aspetto il giorno dopo”. Iannazzo, conclude parlando della Neapolis in senso tecnico: “Una squadra di “babbi” … ha deciso che vuole vincere con pochi soldi…e gli ho detto ‘va bene ho capito che devi vincere con pochi soldi, ma i miei dammeli prima’ … ha detto che lui prima non paga neanche i giocatori, ed ho capito, infatti i giocatori non ti fanno vincere il campionato!”.