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Maria Carmela Lanzetta, le intimidazioni e la solitudine dei primi cittadini

4 Marzo 2015
in CALABRIA, In evidenza
Tempo di lettura: 3 minuti
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di Stefano Perri – ”La criminalità attacca e sfida continuamente lo Stato e lo fa innanzitutto nelle realtà ed enti più prossimi ai cittadini, dove cioè si intende far attecchire le proprie logiche vessatorie e clientelari, creare un consenso sociale e una legittimazione perversi, spesso facilitati dai tremendi morsi della crisi economica”.

Riassume così l’ex Ministro Maria Carmela Lanzetta il fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali. Nel corso della sua audizione alla Commissione d’inchiesta istituita al Senato, l’ex Sindaco di Monasterace analizza il fenomeno fornendo alcune valutazioni sulle enormi difficoltà vissute dagli amministratori, in particolare in territori difficili come quelli calabresi.
”Obiettivo ed effetto delle intimidazioni – secondo le Lanzetta – sono isolare, prima, ed imbrigliare, poi, gli amministratori e i funzionari onesti e con loro, di riflesso, tutti i cittadini perbene”.

La solitudine dei primi cittadini
Mestiere difficile quello del Sindaco. ”Il Comune è il primo baluardo dello Stato sul territorio – spiega la Lanzetta – ed è per questo che gli amministratori e i funzionari locali sono i primi e spesso i più esposti alle intimidazioni. Il sindaco, in particolare, è per antonomasia il pubblico ufficiale di frontiera, perché è contemporaneamente, da un lato, rappresentante del Governo sul territorio e, dall’altro, rappresentante dei cittadini e per i cittadini sul territorio locale”.
”Sulla sua persona si accentrano così – aggiunge – direi in modo fisiologico, tante responsabilità, tensioni, aspettative nonché molti interessi contrapposti. È nel sindaco che spesso il cittadino vede e richiede la soluzione ai propri problemi, a volte vi vede invece la causa”.
Ed è così che ”nei casi patologici ̀ giocoforza che il sindaco diventi anche un bersaglio, soprattutto in quelle realtà più duramente provate dalla crisi economica che, da un lato, riduce le risorse finanziare necessarie per fare fronte ai bisogni della collettività e, dall’altro, amplifica le condotte illegali e opportunistiche dove l’opportunità è l’altrui bisogno”.

La gestione degli appalti
Sono gli appalti il primo fronte aperto delle infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione. ”Un argomento sensibile – spiega la Lanzetta – perché centro di interessi economici molto forti e dunque fonte di condizionamenti, di fenomeni corruttivi, di intimidazioni di varia natura da parte della criminalità organizzata e non solo”. Le procedure sono spesso poco trasparenti, complicate, e ”sottoposte ad una elevata soggettività e discrezionalità”.

Per l’ex Ministro serve una riforma della normativa sugli appalti: ”semplificare al massimo le procedure, anche mediante centrali uniche di acquisto; ridurre il più possibile la discrezionalità e l’incidenza del fattore umano nelle procedure, favorendone la maggiore oggettivizzazione possibile, attraverso l’utilizzo di strumenti informatici; garantire la massima trasparenza e pubblicità dei procedimenti amministrativi così da favorire un sistema di controllo diffuso sulle scelte dell’amministrazione locale”.

La normativa sugli scioglimenti
Altro tema caldo, sollevato dall’ex Ministro: quello degli scioglimenti dei Consigli comunali per mafia. Per la Lanzetta ”bisogna intervenire in chiave preventiva”, con l’obiettivo di ”sostenere e accompagnare il regolare svolgimento delle varie attività amministrative per consolidare e far emergere la parte sana della pubblica amministrazione locale”. Nella sua audizione l’ex ministro annunciava di aver consegnato ad Alfano una nota per la riforma della normativa sugli scioglimenti. Procedura che la Lanzetta non ha avuto però modo di completare.

La sfida culturale
Riforme normative dunque. Per l’ex Ministro Lanzetta lo Stato dovrebbe affilare le sue armi, mettendo in mano agli amministratori strumenti più efficaci. Ma questo non può bastare. La Lanzetta fa riferimento ad una sfida culturale che va oltre la normativa. ”Se le istituzioni non possono essere fisicamente presenti ovunque ed in ogni momento della vita dei singoli cittadini e amministratori – spiega – occorre che lo Stato diventi parte di ciascuno e che ciascuno si senta parte dello Stato, sempre”. ”La lotta contro l’illegalità e l’abuso, delle quali l’intimidazione è lo strumento, deve avvenire principalmente sul campo – conclude l’ex Ministro – promuovendo progetti informativi e formativi, mobilitando la collettività civile, sviluppando il dibattito e il confronto”.

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