Si è tenuta oggi una manifestazione per l’Area dello Stretto, sulla sponda siciliana, promossa dalle organizzazioni sindacali territoriali, per far sentire la propria voce nei confronti di un Governo nazionale che non è in grado di tradurre in azioni concrete tutto quello che, massicciamente, continua a sbandierare attraverso tutti i mass-media.
“Tante sono le vicende che si potrebbero portare all’attenzione – sottolinea in una nota la Cgil – ma quello che vogliamo fare oggi è proporre una disamina oggettiva su quanto accade e continua ad accadere rispetto alle problematiche dello Stretto, in particolar modo sul versante della mobilità alla luce degli attuali provvedimenti governativi, proprio in vista di tale iniziativa sindacale a Messina”.
L’Area dello Stretto che dovrebbe essere considerata un fattore d’integrazione sinergica fra il resto del Paese e l’Europa e con l’ambizione di poter essere un ponte, di possibili sperimentazioni, con tutti i Paesi del Mediterraneo, per tentare di costruire opportunità diverse nell’ottica di una contaminazione, per avere una “Speranza” per un mare che continua a essere un crocevia di disperazione senza fine e dove l’integralismo cerca, con il Terrore, di bloccare qualsiasi possibilità d’innovazione e democrazia.
“La Cgil non è interessata ai clamori degli scandali su cui troppi si buttano a capofitto; al contrario, da sempre, e in tutti i livelli della propria organizzazione, ha prodotto precisi dossier, elaborato proposte e presentato complesse denunce per far emergere la potenza economica di un “Sistema” che, attraverso la legge Obiettivo, legato alle Grandi Opere, ci consegna un’Italia sempre più povera e maggiormente divisa. Un Paese – che grazie al meccanismo degli appalti – è stato “Etodiretto” lasciando sempre in piedi e senza prospettive qualsiasi possibilità di superamento della Questione Meridionale”.
Proprio a tal proposito, “alcuni dati di partenza sono chiaramente indicativi di scelte governative, dove l’intero Sud viene cancellato su un dato fondamentale, che non è solo economico, quando parliamo di infrastrutture. Infatti, se facciamo partire il nostro ragionamento dal Piano Europeo di Junker, viene subito agli occhi come lo Stretto, per iniziativa Governativa, non venga per niente citato, malgrado si presentino 71 Interventi sui quali il Governo Italiano chiede il finanziamento dell’Unione Europea”.
Per essere ancora di più espliciti, continua la Cgil “su una prima trance di 12 Miliardi di Euro non esiste niente per le città delle due sponde”.
Si fa riferimento a 71 Progetti: 32 progetti riguardano il trasporto ferroviario, 15 il Trasporto marittimo, 9 le strade e 3 il comparto aereo. Per l’Area dello Stretto niente.
“Anche per questi motivi riteniamo che l’attuale scandalo sugli appalti dovrà uscire dalla limitata, seppur grandissima, cerchia degli interessi che si muovono, per avere una connotazione di “Scelta Politica” dove far confluire anche la pianificazione e la programmazione che mai corrispondono alle opere che vanno in esecuzione. Tutto questo avviene in un Paese come il nostro che presenta, già in partenza, uno svantaggio negativo rispetto ai Paesi più avanzati di oltre il 15% da imputarsi alla realtà meridionale”.
“Suggeriamo – aggiungono – che punto di partenza sia quello di proporre l’Area dello Stretto quale Patrimonio dell’Unesco, da utilizzare come grimaldello per tentare di aprire le tante porte chiuse ermeticamente.
“Stiamo parlando di una grande Area, dove ricomporre un agglomerato economico oltre che geografico, capace – attraverso strumentazioni fiscali di vantaggio – di diventare un Polo attrattivo di investimenti. Un’iniziativa del genere che la CGIL propone dal basso, attraverso il coinvolgimento di tutte le forze sociali e con una convinta partecipazione popolare, potrà scardinare determinate scelte che si compiono”.




