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    Dal Sud America verso Genova e Gioia Tauro: ecco le rotte del narcotraffico

    Avrebbero fruttato più di 43 milioni di euro i carichi di cocaina sequestrati dalla Guardia di Finanza di Firenze, nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Dda del capoluogo toscano, che ha stretto le manette attorno a sedici soggetti, in gran parte di origine calabrese, ritenuti affiliati alle ‘ndrine degli Avignone e dei Paviglianti, originarie rispettivamente di Taurianova e San Lorenzo, in provincia di Reggio Calabria.

    Complessivamente si tratta di quasi 280 Kg di cocaina purissima. La droga era occultata all’interno di doppifondi ricavati in container con carichi di banane, utilizzai come copertura, o nascosta in blocchi di marmo.

    La merce veniva imbarcata nei porti di Callao in Perù e di Guayaquil in Ecuador e giungeva ai porti Italiani di Genova e Gioia Tauro. Ed è proprio qui che, durante quattro distinti interventi, gli uomini della Guardia di Finanza hanno sequestrato la coca proveniente dal sudamerica.

    Tre anni di lavoro degli inquirenti della Dda di Firenze che, attraverso pedinamenti ed osservazioni mirate, sono riusciti a ricostruire il complesso sistema messo in piedi dalle cosche finalizzato al traffico internazionale di stupefacenti, tra il Sud America e l’Italia.

    Le attività investigative, condotte dai militari del Nucleo di polizia tributaria di Firenze e coordinate dal sostituto procuratore della Dda Ettore Squillace, sono partite dell’operazione Lupicera, conclusasi nel 2013 con l’arresto di 13 persone legati alla ‘ndrina dei Facchineri di Cittanova (RC), operante nella zona di Altopascio, risultati in affari con esponenti della famiglia Avignone.

    Il nuovo filone investigativo ha consentito di rilevare i rapporti tra gli Avignone ed alcuni affiliati alla ‘ndrina dei Paviglianiti, che costituivano un ottimo e collaudato canale di rifornimento di cocaina per gli Avignone. La nuova organizzazione criminale, composta prevalentemente da soggetti di origine calabrese, attraverso una fitta rete di contatti con trafficanti sudamericani, sia in Italia che all’estero, era capace di far arrivare regolarmente ingenti quantitativi di cocaina in Italia.

    L’indagine ha consentito il sequestro di beni mobili e immobili nelle disponibilità degli arrestati per un valore di 2 milioni di euro. Si tratta di cinque fabbricati, cinque automobili, un motociclo, due ditte individuali e diverse partecipazioni societarie.

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