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    Lamezia
    Lamezi Terme vista dall'alto

    Forza Italia, vertice rinviato a lunedì – Intesa a maggioranza: Nicolò capogruppo

    di Mario Meliadò – Alla fine, il vertice programmato per questa notte è stato rinviato a lunedì mattina. Troppe le assenze: due dei vicecoordinatori regionali (Pino Galati, “padrone di casa” vista la localizzazione della riunione a Lamezia Terme, e Nino Foti) e il neoquestore di minoranza del Consiglio regionale Giuseppe Graziano di sicuro, probabilmente anche Mimmo Tallini.

    L’appuntamento è dunque per dopodomani: quando presumibilmente mancheranno solo 24 ore alla seconda seduta consiliare – quella sulle modifiche statutarie – e di sicuro mancheranno 4 soli giorni alla prima udienza del processo Arpacal, in cui lo stesso Graziano (come lo stesso neopresidente dell’Assemblea, il dèmocrat Antonio Scalzo) è tra gli imputati.

    A Lamezia, però, si dovrebbe trattare soprattutto della prima, di seduta a Palazzo Campanella: quella – turbolenta – in cui è stato eletto l’Ufficio di Presidenza.

    Ai vertici azzurri non è andata giù (come poteva?) la spaccatura in due tronconi al momento del voto. Brucia  meno l’allargamento della maggioranza a Ncd, tramite il quale Scalzo è stato sùbito eletto e gli alfaniani hanno ottenuto che il consigliere anagraficamente più anziano (…in realtà, uno dei politici calabresi più influenti) Pino Gentile da assessore regionale ai Lavori pubblici diventasse direttamente vicepresidente “d’opposizione” (virgolette d’obbligo, nel caso di specie), passando per la temporanea guida dei lavori dell’aula in quanto consigliere anagraficamente più anziano.

    Jole Santelli
    Jole Santelli

    Nel “giro” di Jole Santelli, però, giurano: dopo il primo vertice di Forza Italia, quello cosentino consumatosi nella notte del 5 gennaio, la coordinatrice regionale ha trascorso l’Epifania chiamando i “suoi” consiglieri (specificamente quelli di Fi, vista la convergenza cidiellina su Graziano). C’era pure un accordo di massima con Mimmo Tallini ed Ennio Morrone per un secondo incontro nel pomeriggio dello stesso 6 gennaio, forse a Lamezia: irraggiungibile Nazzareno Salerno, fuori sede gli altri, s’è però finiti ugualmente alla mattina di mercoledì 7, giorno della prima (e, ove necessaria, della seconda) votazione per l’Ufficio di Presidenza.

    Il retroscena più gustoso vuole che la Santelli, appena appreso dei 22 voti con contorno alfaniano, “disco verde” per Scalzo alla presidenza dell’Aula, abbia sùbito chiesto agli 8 consiglieri forzisti e cidiellini indistintamente di votare scheda bianca per la vicepresidenza, intuendo che il centrosinistra avrebbe ricambiato il favore al Nuovo Centrodestra. E d’altro canto tutti i consiglieri avrebbero riferito alla Santelli di essere «sorpresi» per la valanga di voti su Pino Graziano, avvalorando una «manovra» ordita da Ncd e una porzione di centrosinistra volta a screditare gli azzurri. E, magari, a regolare qualche “conto” in maggioranza: ancòra mercoledì mattina si dava per scontata la designazione in quota Oliverio Presidente di Giuseppe Giudiceandrea, quando poi è stato designato questore Peppe Neri (finendo però per conquistare 6 voti in meno del collega di minoranza). Scenario francamente assai poco credibile.

    Ora ci sono altri due giorni per pensarci su. Gli orizzonti in vista del rendez-vous di Lamezia sono diversi.

    C’è chi si sofferma sull’esigenza di fare chiarezza sul voto per l’Ufficio di Presidenza e di tracciare finalmente un’analisi circa le Regionali del 23 novembre mai operata fin qui. Altri vedrebbero bene le dimissioni di Graziano (…impensabili!) dall’incarico che ha finito per riverberare accuse d’“inciucio” su Fi e Cdl.  Altri ancòra sottotraccia giurano che il 12 mattina non accadrà un bel niente e che, anzi, «la riunione si potrebbe anche non fare, perché superata dal documento congiunto della coordinatrice regionale e dei suoi quattro vice»: lo scenario più devastante, quello attinente a un partito che dopo la dèbacle tattica, numerica e in termini d’immagine neanche imponesse una seria riflessione e gli eventuali, adeguati rimedi.

    Certo, oggi diventa tassativa una postilla acclarata nel vertice notturno cosentino che era passata sottotraccia: la rotazione degli incarichi.

    Sandro Nicolò
    Sandro Nicolò

    Il ragionamento era stato semplice: tra Forza Italia e Casa delle libertà i consiglieri sono 8, ma gli incarichi solo 4 (due in Ufficio di Presidenza, due capigruppo cui sommare, forse, la presidenza della Commissione di Vigilanza se il centrosinistra opterà per affidarla all’opposizione). Questo significa che al “giro di boa” fra due anni e mezzo Graziano non sarà più questore: visto che il vicepresidente di minoranza alla fine è Gentile, quello scranno andrà affidato a un consigliere forzista. E ruoteranno pure i capigruppo: per la Cdl a passare la mano sarà Ciccio Cannizzaro (che stasera festeggerà l’elezione coi “fedelissimi” e con qualche collega-in-politica), per gli azzurri lo farà Sandro Nicolò. A cui supporto, importante novità delle ultime ore, è stato firmato – ma non ancòra depositato – il documento per l’indicazione a presidente del gruppo consiliare di Fi, firmato dal diretto interessato, da Ennio Morrone e dall’ “ago della bilancia” Nazzareno Salerno (unico a non pronunciarsi, nel Consiglio regionale di mercoledì, per il vicepresidente d’opposizione). A Tallini e a Fausto Orsomarso, teorico competitor dell’ex vicepresidente d’Assemblea, resterebbe un’unica scelta: se rendere corale la designazione di Nicolò o limitarsi a subirla.